Telecracy

L’intervento di Berlusconi durante la trasmissione di Gad Lerner L’Infedele è particolarmente interessante sotto molti profili, e andrebbe analizzato con calma e attenzione. In esso si intrecciano molti elementi diversi, di natura politica, antropologica, sociologica e psicologica. Mi pare evidente, tuttavia, il fatto che la questione principale riguarda la televisione e il suo ruolo. Questo è assolutamente decisivo, al punto che possiamo azzardare questa formulazione: l’Italia è una democrazia parlamentare solo in apparenza, ma nella sostanza è una repubblica televisiva, ovvero una telecrazia. Tutti i politici sanno bene che la vittoria o la sconfitta derivano dall’uso che si riesce a fare della televisione (da noi l’internet ha ancora un potere limitato, e per così dire paratelevisivo – in ogni caso la telematica esautora ancor più i parlamenti). Tutto si decide in tv, e soprattutto è là che si conquista o si perde il consenso. Continua a leggere

Il nuovo Centro

Da tempo penso che la televisione costituisca il nuovo Centro Sacro. La forza centripeta che spinge tutti gli umani che sono o si avvertono periferici verso questo luogo è sempre molto evidente. In questi giorni, lo si vede con particolare chiarezza in due episodi. Il primo riguarda Berlusconi, che telefona a Giovanni Floris in trasmissione, con un particolare effetto di presenza-assenza. Berlusconi che telefona ad un conduttore televisivo ottiene questo singolare effetto proprio nella mancanza di quello che sembrerebbe un elemento necessario della realtà televisiva, ciè l’immagine. Il manifestarsi di una pura voce nel luogo dell’immagine è analogo ad un pronunciamento divino. Un nume irato rivolge a Floris parole di condanna. Non apparendo, ma facendo sentire la sua ira con la sua voce, Berlusconi riafferma la sua vera centralità, il nume delle TV appare dove vuole nella forma che sceglie. Continua a leggere