Sotto il ghiacciaio

Sotto il ghiacciaio

Sotto il ghiacciaio (Kristnihald undir Jökli, 1968, trad. it. di A. Storti, Iperborea 2011) piacque moltissimo a Susan Sontag, un cui testo è qui collocato come postfazione. Il discorso della Sontag è interessante, ma non mi persuade circa il fatto che questo sarebbe un capolavoro. Il Laxness che mi piace è quello epico di Gente indipendente, non questo, in cui vedo un eccesso di intellettualismo, la voglia di fare un discorso programmatico sulle religioni e il loro senso nella contemporaneità. Infine, non trovo in esso nemmeno la comicità di cui scrive la Sontag. Il personaggio che scrive in prima persona nel romanzo è l’inviato del vescovo d’Islanda, che viene mandato in questo luogo remoto a nord, sotto il Ghiacciaio, dove il pastore sembra comportarsi non propriamente da cristiano. Deve stendere un rapporto oggettivo sulla condizione del cristianesimo in quei luoghi. Egli, anonimo emissario del vescovo, si nomina Emve, e mi pare una di quelle tipiche coscienze deboli e vuote che abbondano nella fauna romanzesca novecentesca. Nella finzione, lo scritto è la sua relazione. Tutti gli altri personaggi oscillano tra il realistico e il simbolico, ma sono poco convincenti, come i loro dialoghi che sfiorano continuamente il non senso. Nel romanzo inoltre c’è di tutto, dalla fantascienza ai fantasmi, ed è troppo. Continua a leggere