Femmine imbelli

La classe insegnante italiana è nelle tenebre di una caverna, oppressa e misconosciuta. Ma gli Israeliti schiavi dei Babilonesi hanno il loro profeta, gli insegnanti no. E per loro non c’è assolutamente alcuna speranza. La legge di Stabilità dà un ultimo colpo ad un cadavere.
Durante la mia carriera scolastica ho avuto innumerevoli prove della debolezza costituzionale della classe docente, sempre più femminilizzata, sempre meno cosciente dei propri diritti, sempre assolutamente incapace di lotta. Sicché tutte queste belle letterine di donne docenti a Profumo e ad altri sordi, anche quando proclamano verità in cui io stesso credo, null’altro mi paiono che vani “lamenti di femmmine imbelli”.

Una lettera a Profumo

Un’insegnante scrive una lettera al ministro Profumo, la cui insolenza è pari alla sua evidente (e voluta) ignoranza di cosa sia e debba essere una vera scuola. Comincia così: «Egregio Signor Ministro,
ho letto come tutti la sua proposta di aumentare dall’anno prossimo a noi professori l’orario a 24 ore di docenza in classe. Gratis, naturalmente, nel senso che queste ore in più non saranno seguite da alcun aumento di stipendio. Ce lo chiede l’Europa, dice lei, per adeguarci agli standard degli altri paesi comunitari. E sarà vero, se Lei lo dice. Ma, da docente, non capisco perché, a questo punto, anche il mio stipendio non si dovrebbe adeguare a quello dei colleghi stranieri, che è notevolmente più alto.
Ma anche lasciando stare i soldi, Egregio Signor Ministro, a farmi star male è proprio tutto il tono delle interviste da Lei rilasciate sull’argomento, a cominciare da quel “Con gli insegnanti ci vuole il bastone e la carota” citato nell’incipit. A casa mia il bastone e la carota sono cose che si usano con gli asini. Se Lei per primo, signor Ministro, ha una così alta considerazione della nostra categoria da considerare gli insegnanti equiparabili ai somari, cominciamo bene.» Il resto qui.

Profumo di ignoranza

Il Ministro Profumo

Il nuovo Ministro della Pubblica Istruzione, l’oligarca Profumo, della setta dei Tecnolatri, partecipa ad un videoforum di Repubblica. Rispuntano le idee che da anni ci affliggono, già espresse a suo tempo dal mirabile predecessore Lombardi. Anzitutto il primato dell’informatica, che per tutti i Tecnolatri è la vera panacea. Profumo di stantio, incapacità di afferrare la realtà, trionfo degli idola theatri, ignoranza di che cosa sia l’insegnamento. Continua a leggere