L’esile libretto di W.G. Sebald Le Alpi nel mare, le ultime cose scritte da Sebald. Una visione dalla Corsica, ma forse non della Corsica, perché lo scrittore tedesco ovunque vede una sola cosa: la distruzione, la consumazione di tutte le cose. Qui soprattutto della natura corsa. Ho sempre pensato che la meravigliosa scrittura di Sebald, animata da una sovrabbondante pietà, non riesca a dar conto della pienezza dell’essere, e della multiforme vita degli esseri, e anche delle differenze che intercorrono tra gli esseri umani. Qui giungo a questa conclusione: le foto che costellano i libri di Sebald, e ne sono parte integrante, non potevano non essere quello che sono: in bianco e nero e prive di vita. Rispetto ai Corsi, l’atteggiamento di Sebald appare assolutamente non antropologico. Egli non li capisce, non può non solo calarsi dentro, ma neppure accostarsi al loro modus vivendi, non afferra la vitalità di una cultura nel suo essere differente, vede in loro soltanto il barbarico primitivismo e la brama di distruzione (anzitutto delle foreste). La foto di copertina, con un cancello di ferro e un muro oltre i quali si intravede il mare, e sbarrano la strada verso di esso, potrebbe essere assunta come cifra dell’intera opera sebaldiana.