POLTRONE

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CHE COS’È IL POPULISMO.

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di Fabio Brotto

Per capire cosa sia il populismo, dovete guardare gli ultimi due video di Salvini. Nel primo il capo assoluto della Lega si mostra come mangiatore di Nutella. Il messaggio è: sono uno come voi, come tutti quelli che spalmano Nutella, un italiano come tanti altri, non uno di quelli dell’élite. Un popolano.
Nel secondo video, che risponde in modo geniale alle critiche rivolte da molti politici e giornalisti al primo, Salvini, il Capitano, il Salvatore dell’Italia dall’invasione, il potentissimo capo della Lega e potentissimo Ministro dell’Interno, è davvero uno del popolo. Lo sfondo qui è la parte più importante, conta molto più delle parole. Si intravedono palazzoni con tanti appartamenti, finestre, luci accese e luci spente: insomma, la vita ordinaria, quella della gente semplice alle prese coi problemi di tutti i giorni, in un quartiere anonimo, uno tra tanti. Un quartiere abitato da quella gente comune che quelli di prima tenevano a distanza. Siamo agli antipodi dei palazzi e delle ville di Berlusconi, l’alleato storico che sogna di diventare di nuovo alleato del Capo. Il Miliardario e il Popolano, in fondo però qualcosina in comune devono pure avercela avuta, o no? La risposta è semplice: dal punto di vista formale, entrambi hanno operato una rottura delle mediazioni tipiche della democrazia liberale occidentale. Entrambi si rivolgono direttamente alla gente, al popolo, come, del resto, i grillini fanno coi loro cittadini. Il POPULISMO è questo: il capo del popolo, in quanto è uno del popolo, incarna il popolo, è il popolo. Di conseguenza, trascina il popolo. L’azione di trascinare il popolo in greco si chiama demagogia.

Relazione

cpresp

RELAZIONE. Il mondo è complesso, anzi, la sua cifra è la complessità. Ma questo pensiero può formularlo solo un intelletto che rifugga dalla tendenza alla semplificazione, che è vitale per la maggior parte degli umani. Onde si vede che anche persone che in certi settori della loro esistenza, e in particolari discipline, non rifuggono dalla visione della complessità, in altri importatissimi campi usano semplificare al massimo, maneggiando, per così dire, la scure e il maglio, e dividono sempre in due, tra buono e cattivo, tra amico e nemico, senza chiaroscuri, riducendo ogni argomento ai suoi termini minimi, distruggendo il linguaggio, e ricalcando ad ogni piè sospinto slogan e pensieri bambineschi. Costoro, come la maggioranza, fatta di individui in tutto semplici e proprio per questo sicuri di conoscere il bene e il male, incessantemente perciò ricercano capri espiatori da linciare, in metafora o nella realtà, con un imbarbarimento diffuso.
E noi possiamo concludere che vi è una relazione essenziale tra l’incapacità di sollevarsi dal particolare e stendere lo sguardo sulla molteplicità dei fenomeni che intrecciandosi formano il nostro mondo, e il forsennato bisogno di scaricare la propria violenza su capri espiatori, e che questa relazione è particolarmente evidente nella congiuntura politica dell’Italia di oggi, in cui trionfa l’arte della semplificazione e della volgarità portata ai suoi estremi.

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Ministri, sottosegretari, consiglieri

Non è di poca importanzia a uno principe la elezione de’ ministri: li quali sono buoni o no, secondo la prudenzia del principe. E la prima coniettura che si fa del cervello d’uno signore, è vedere li uomini che lui ha d’intorno; e quando sono sufficienti e fedeli (Bossi? Bondi? Gelmini? Verdini? et…) , sempre si può reputarlo savio, perché ha saputo conoscerli sufficienti e mantenerli fideli. Ma, quando sieno altrimenti (Fini? Urso? Bocchino? et…), sempre si può fare non buono iudizio di lui; perché el primo errore che fa, lo fa in questa elezione. Continua a leggere