La mia non-religione

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Se qualcuno è interessato ad una meditazione sul cristianesimo come non-religione, qui può scaricare un mio scritto.
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Un ebreo marginale

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Opera immensa sotto ogni aspetto, Un ebreo marginale (A Marginal Jew. Rethinking the Historical Jesus, 1991) di John P. Maier costituisce una pietra miliare per chiunque sia interessato alla figura di Gesù in quanto immersa nella storia e non nel mito. Ne ho letto il primo volume, Le radici del problema e della persona (trad. it. di L. de Santis, Queriniana 2001), e ne leggerò i rimanenti. Libero dalle aporie della Leben Jesu Forschung, Meier utilizza la sua grande dottrina per portare il lettore nella storicità di Gesù, filtrando i dati con acume critico, rigore metodologico, competenza filologica e totale libertà da qualsiasi preconcetto. Grandioso l’apparato di note, rimandi e approfondimenti di questioni a latere, nello stesso tempo prosa piana e comunicativa. Un grande maestro, un vero ripensamento.

Cito due passi, il primo dei quali è una giustificazione della ricerca storica su Gesù anche di fronte alla teologia, il secondo una sintetica cronologia della vita di Gesù.

«In realtà, l’utilità del Gesù storico per la teologia è che egli sfugge a tutti i nostri accurati programmi teologici; li mette tutti in discussione rifiutando di entrare negli schemi che creiamo per lui. Paradossalmente, benché la ricerca sul Gesù storico sia spesso collegata, nella mentalità popolare secolare, con ‘rilevanza’, la sua importanza consiste precisamente nei suoi contorni strani, scoraggianti, imbarazzanti, sgradevoli sia per la destra che per la sinistra. A questo riguardo, almeno, Albert Schweitzer era corretto. Più apprezziamo ciò che Gesù significò nel suo tempo e nel suo spazio, più ci sembrerà ‘alieno’.
Propriamente compreso, il Gesù storico è un baluardo contro la riduzione della fede cristiana, in generale, e della cristologia, in particolare, a un’ ‘importante’ ideologia di qualsiasi genere. Il suo rifiuto di farsi intrappolare da qualunque scuola di pensiero è ciò che guida gli studiosi a intraprendere nuovi percorsi; di conseguenza, il Gesù storico rimane uno stimolo costante per il rinnovamento teologico. Per questa sola ragione, il Gesù della storia merita le fatiche della ricerca, comprese le fatiche iniziali per determinare categorie, fonti e criteri affidabili, il modesto scopo della prima parte.» (pp. 189-190)

«Gesù di Nazaret nacque–più verosimilmente a Nazaret e non a Betlemme–nel 6 o 7 a.C. circa, qualche anno prima della morte del re Erode il Grande (4 a.C.). Dopo un’educazione non straordinaria in una famiglia devota di contadini giudei nella bassa Galilea, fu attratto dal movimento di Giovanni Battista, che cominciò il suo ministero nella valle del Giordano verso la fine del 27 d.C. o all’inizio del 28. Battezzato da Giovanni, subito, per conto suo, Gesù cominciò, agli inizi del 28, il suo ministero pubblico, quando aveva circa trentatré o trentaquattro anni. Alternò regolarmente la sua attività tra la nativa Galilea e Gerusalemme (inclusa l’area circostante della Giudea), salendo alla città santa per le grandi feste, quando grandi folle di pellegrini potevano garantire un uditorio che altrimenti non avrebbe potuto raggiungere. Questo ministero si protrasse per due anni e pochi mesi.
Nel 30 d.C., mentre Gesù era a Gerusalemme per l’approssimarsi della festa di pasqua, evidentemente ebbe la sensazione che la crescente ostilità delle autorità del tempio di Gerusalemme nei suoi confronti stesse per raggiungere il culmine. Celebrò un solenne banchetto di addio con il gruppo più ristretto dei suoi discepoli un giovedì sera, il 6 aprile secondo il nostro computo moderno, l’inizio del quattordicesimo giorno di nisan, il giorno della preparazione di pasqua, secondo il computo liturgico giudaico. Arrestato nel Getsemani nella notte tra il 6 e il 7 aprile, dapprima fu esaminato da alcuni capi giudei (meno verosimilmente dall’intero sinedrio) e poi consegnato a Pilato venerdì, 7 aprile di buon mattino. Pilato, rapidamente, lo condannò a morte per crocifissione. Dopo essere stato flagellato e schernito, Gesù fu crocifisso, fuori Gerusalemme, nello stesso giorno. Morì la sera di venerdì, 7 aprile 30. Aveva circa trentasei anni.» (pp. 411-412)

La mia religione 16

The twelve-year-old Jesus among the scribes by Durer 04553

Καὶ ἔρχεται εἰς οἶκον· καὶ συνέρχεται πάλιν ὁ ὄχλος, ὥστε μὴ δύνασθαι αὐτοὺς μηδὲ ἄρτον φαγεῖν. καὶ ἀκούσαντες οἱ παρ’ αὐτοῦ ἐξῆλθον κρατῆσαι αὐτόν· ἔλεγον γὰρ ὅτι ἐξέστη. Καὶ οἱ γραμματεῖς οἱ ἀπὸ Ἱεροσολύμων καταβάντες ἔλεγον ὅτι Βεελζεβοὺλ ἔχει καὶ ὅτι ἐν τῷ ἄρχοντι τῶν δαιμονίων ἐκβάλλει τὰ δαιμόνια. Καὶ προσκαλεσάμενος αὐτοὺς ἐν παραβολαῖς ἔλεγεν αὐτοῖς· πῶς δύναται σατανᾶς σατανᾶν ἐκβάλλειν; καὶ ἐὰν βασιλεία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δύναται σταθῆναι ἡ βασιλεία ἐκείνη· καὶ ἐὰν οἰκία ἐφ’ ἑαυτὴν μερισθῇ, οὐ δυνήσεται ἡ οἰκία ἐκείνη σταθῆναι. καὶ εἰ ὁ σατανᾶς ἀνέστη ἐφ’ ἑαυτὸν καὶ ἐμερίσθη, οὐ δύναται στῆναι ἀλλὰ τέλος ἔχει. ἀλλ’ οὐ δύναται οὐδεὶς εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ ἰσχυροῦ εἰσελθὼν τὰ σκεύη αὐτοῦ διαρπάσαι, ἐὰν μὴ πρῶτον τὸν ἰσχυρὸν δήσῃ, καὶ τότε τὴν οἰκίαν αὐτοῦ διαρπάσει. Ἀμὴν λέγω ὑμῖν ὅτι πάντα ἀφεθήσεται τοῖς υἱοῖς τῶν ἀνθρώπων τὰ ἁμαρτήματα καὶ αἱ βλασφημίαι ὅσα ἐὰν βλασφημήσωσιν· ὃς δ’ ἂν βλασφημήσῃ εἰς τὸ πνεῦμα τὸ ἅγιον, οὐκ ἔχει ἄφεσιν εἰς τὸν αἰῶνα, ἀλλ’ ἔνοχός ἐστιν αἰωνίου ἁμαρτήματος. ὅτι ἔλεγον· πνεῦμα ἀκάθαρτον ἔχει.
Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni”. Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo”. Continua a leggere

La mia religione 15

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Καὶ εἰσῆλθεν πάλιν εἰς τὴν συναγωγήν. καὶ ἦν ἐκεῖ ἄνθρωπος ἐξηραμμένην ἔχων τὴν χεῖρα. καὶ παρετήρουν αὐτὸν εἰ τοῖς σάββασιν θεραπεύσει αὐτόν, ἵνα κατηγορήσωσιν αὐτοῦ. καὶ λέγει τῷ ἀνθρώπῳ τῷ τὴν ξηρὰν χεῖρα ἔχοντι· ἔγειρε εἰς τὸ μέσον. καὶ λέγει αὐτοῖς· ἔξεστιν τοῖς σάββασιν ἀγαθὸν ποιῆσαι ἢ κακοποιῆσαι, ψυχὴν σῶσαι ἢ ἀποκτεῖναι; οἱ δὲ ἐσιώπων. καὶ περιβλεψάμενος αὐτοὺς μετ’ ὀργῆς, συλλυπούμενος ἐπὶ τῇ πωρώσει τῆς καρδίας αὐτῶν λέγει τῷ ἀνθρώπῳ· ἔκτεινον τὴν χεῖρα. καὶ ἐξέτεινεν καὶ ἀπεκατεστάθη ἡ χεὶρ αὐτοῦ. Καὶ ἐξελθόντες οἱ Φαρισαῖοι εὐθὺς μετὰ τῶν Ἡρῳδιανῶν συμβούλιον ἐδίδουν κατ’ αὐτοῦ ὅπως αὐτὸν ἀπολέσωσιν.
Entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Continua a leggere

Sacrificio umano nella Bibbia

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Di sacrifici umani nella Bibbia vi sono numerose tracce. Tralasciando la nota vicenda di Isacco e delle sue innumerevoli interpretazioni, non mancano elementi che rimandano alla pratica del sacrificio fondatore, diffusa in tutto il mondo. Ad esempio, in Giosuè 6, 26: – In quella circostanza Giosuè fece giurare: «Maledetto davanti al Signore l’uomo che si alzerà e ricostruirà questa città di Gerico! Sul suo primogenito ne getterà le fondamenta e sul figlio minore ne erigerà le porte!». Cui segue, completando la vicenda, I Re 16, 34:  – Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.

Qualsiasi sacrificio, anche quello fondatore, esprime una logica, che è sempre la stessa: se vuoi ottenere qualcosa dalla divinità, devi a tua volta offrirle qualcosa. Se vuoi una cosa importante devi darle una cosa importante, e dare alla divinità è sacrificare. L’offerta che vale ha sempre carattere sacrificale. Questa logica si può osservare anche nel cristianesimo, e in particolare nel cattolicesimo, massime in quello popolare. Dal sacrificio non si esce, non ne escono nemmeno gli illuministi e i liberali, anche se non se ne accorgono. La differenza che Gesù mette definitivamente in luce, l’unica, è quella tra il sacrificio dell’altro da sé, finalizzato alla potenza del sé e alla sua autoconservazione, e il sacrificio di sé, libero dall’egoità, dall’autocompiacimento e dal masochismo, puramente animato dall’amore verso l’altro da sé, che nulla chiede per se stesso, e che offre molto, o tutto, anche se sa che non ne ricaverà nulla.

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