Penso che ritenere che tutti gli esseri umani abbiano gli stessi appetiti, e che la loro felicità consista nella soddisfazione di quegli stessi appetiti, sia una interpretazione della realtà storicamente determinata, relativa al nostro tempo e come tale spiegabile, ma in sé del tutto erronea e fuorviante. Continua a leggere
Fabio Brotto
Intellettuali
Un fisico che studia i quanti è un intellettuale? Certo che sì. Ma nella vulgata gli intellettuali sono coloro la cui opera ha una ricaduta evidente e quasi-immediata sul piano socio-politico, anzi, soprattutto su quello politico: gli “scrittori” di vario genere. Terminata l’era delle ideologie, appare sempre più evidente la loro natura subalterna al dominio del Mercato tecnotronico-mediatico. Nel loro continuo riformulare l’autocomprensione dello scrittore radicale che provoca e “sconvolge il borghese” sono mero carburante della macchina capitalistica, tanto quanto i rockers e i rappers di ogni specie e levatura. Continua a leggere
Topia
Tra gli anni Sessanta, Settanta e i primi Ottanta ho conosciuto molti che si professavano “rivoluzionari” e “comunisti”, che sognavano l’avvento in Italia di una “fase rivoluzionaria”. Erano fra loro molto diversi, ma avevano tutti una cosa in comune: credevano fermamente che in alcuni luoghi della Terra si vosse verificata la Rivoluzione, e che vi vigesse il Comunismo. In quei luoghi gli umani erano felici in quanto lavoratori, e si andava costruendo l’Uomo Nuovo. Prima l’Unione Sovietica, poi la Cina, quindi Cuba, il Vietnam del Nord, ecc. ecc. L’Utopia in cui questi uomini e donne vivevano era in realtà una Topia. Gli Italiani hanno guardato sempre alle Rivoluzioni degli altri: molto alla Francese e alla Russa, poco a quella Americana. Hanno prodotto in proprio la Rivoluzione Fascista, a cui molti hanno guardato, a loro volta, dai loro Paesi. Ma molti sostengono che quella non fu una vera Rivoluzione. In ogni caso, caduta l’Unione Sovietica, divenuta la Cina un immenso opificio del Capitalismo Internazionale e un grande agente sui Mercati Finanziari, demistificato il culto dei Barbudos e dimenticato il Vietnam che pensa solo all’economia, impresentabile la Corea del Nord, resterebbero gli Islamisti…
Decenza
Qualcuno trova “indecente” il Palio di Siena. Lo trova indecente perché i poveri cavalli vi subiscono violenza e rischiano la morte. La cultura vittimaria contemporanea si espande, ma rimane incoerente al suo interno e scarsamente critica. In realtà, essa non può che avere una natura parziale, e non vede mai l’intera scena. Per il semplice fatto che anch’essa è costantemente alla ricerca di oggetti da vittimizzare. Così, i teneri animalisti che vorrebbero sopprimere il Palio di Siena non si chiedono come viva la povera vacca il cui latte stanno sorseggiando al bar. Forse non sanno nemmeno che negli allevamenti industriali da cui quel latte proviene le vacche vivono in spazi ristretti, e sono costrette ad alimentarsi in modo totalmente innaturale per un ruminante, con pastoni che contengono di tutto, soprattutto mais che in natura la vacca non mangia (i ruminanti non mangiano semi). Sono fecondate artificialmente, perché per fare il latte una vacca deve prima partorire. Dunque, l’esistenza di un gran numero di vitelli destinati a diventare fettine in breve tempo è condizione necessaria perché vi sia un’ampia disponibilità di latte. Consumo di latte e strage di vitelli sono legati indissolubilmente. Perché una vacca deve avere meno diritti di un cavallo?
Un vecchio pensiero 2
La critica al consumismo negli anni Sessanta e Settanta è fallita, questo è un dato evidente. Occorre vederne i perché. Se continuerà anche oggi, davanti alla Globalizzazione, ad essere la stessa critica, ovvero un’espressione del risentimento di quella parte dei ceti intellettuali che sentono di avere meno parte della torta (intesa come centralità) di quella cui pensano di avere diritto, la critica non farà molta strada. Più che di intrinseca bontà della società dei consumi, penso che si possa parlare del minor male costituito, rispetto alle altre forme possibili, dal libero mercato che vi è connesso. Si tratta sempre di realtà storiche transeunti, e sfaccettate. Continua a leggere
Un vecchio pensiero
Ciò che porta gli umani al contrasto è il loro essere umani. Che si nomini o non si nomini Dio. Personalmente, ritengo che il nome di Dio sia l’unico che vale la pena di pronunciare, ora e per l’eternità. Purché lo si conosca.
Quel “lo” non è riferito a Dio, ma al Suo nome. Che nessun umano conosce, ma solo Dio. V’è una certa ironia nell’espressione, che tuttavia è serissima. La mia idea è che “Dio” è sempre paradossale, costitutivamente, come lo è anche, umanamente, l’umano. Definire questo, infatti, non è più facile che definire “Dio”. E questo benché “Dio” sia pensato come infinito, e l’umano come finito. Ma la difficoltà del pensare l’umano sta nel fatto che è esso stesso che si pensa. Continua a leggere
Due poli
Cristo
Efficienza
Sempre nuovi segni di efficienza berlusconiana. Aldo Brancher è stato nominato Ministro per l’Attuazione del Federalismo. Avevamo già un Ministero per l’Attuazione del Programma di Governo. Il Federalismo è parte del Programma di Governo. Quindi ora abbiamo un Ministero per l’Attuazione di una parte di un Programma per l’Attuazione della cui totalità esiste un altro Ministero. Forse è come per i telecronisti delle partite di calcio: perché farne lavorare uno solo quando se ne possono far lavorare due?
L’animale politico
Se l’essere umano è animale politico, come lo definì Aristotele, occorre denominare animale politico italico la sottospecie che prospera nel nostro Paese, e che esprime le sue caratteristiche più ammirevoli nella Classe Politica o Casta. L’animale politico italico ha come sua caratteristica fondamentale la cura attenta della prole, che esso alleva e protegge dalla nascita all’età adulta, predisponendo con tutte le energie l’ambiente e le relazioni con i cospecifici in modo che la prole stessa possa prosperare, e quindi riprodursi a sua volta con successo. Alcuni esemplari di animale politico italico hanno più successo di altri, e riescono a inserire la loro prole, dotata di superiore capacità di sviluppo e grande precocità, in habitat favorevoli, ricchi di possibilità di alimentazione, già in età molto giovanile. Simile ai grandi primati in questo, l’animale politico italico vive in famiglie allargate o clan in cui esiste un maschio dominante alfa, e una gerarchia, dentro la quale i figli del maschio dominante alfa hanno le migliori possibilità di imporsi in futuro a propria volta come capi di clan. Continua a leggere
