Lingue e violenza

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Di lingue bisogna conoscerne (o essere abili in, o essere competenti in ?) almeno due oltre alla propria, per poter essere ritenuti buoni Europei. L’Europeo che ne conosca una sola oltre alla propria viene stimato un Europeo appena discreto, così e così. Quello che sappia parlare e scrivere solo la propria, quanto bene non importa, non si reputa neppure sufficiente, e per dirla col Boiardo lo si stima un fil di paglia. Continua a leggere

La masseria delle allodole

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Il grande massacro degli Armeni del 1915, la loro espulsione dall’Impero Ottomano, è lo sfondo dell’epico romanzo I quaranta giorni del Mussa Dagh di F. Werfel, che lessi molti anni fa, e che ricordo benissimo. Ritrovo lo stesso sfondo storico in un’opera dolcissima e struggente, La masseria delle allodole, di Antonia Arslan (Rizzoli, Milano 2004). Continua a leggere

The Scenic Imagination 3

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La genesi dell’umano dall’animale è legata alla violenza, sia per René Girard che per Eric Gans, ma mentre Girard vede lo scaturire dell’umano come un processo lento e millenario, in un’infinita catena di uccisioni di singoli elementi dei gruppi protoumani da parte dei membri della stessa comunità (linciaggi infiniti, col conseguente benefico effetto sulla coesione del gruppo, e quindi meccanismo del capro espiatorio che è appunto un meccanismo che si ripete di generazione in generazione), per Gans l’umano deve essere scaturito in un singolo evento, la sua genesi ha dunque una natura  catastrofica. Continua a leggere

Peonia di Giada

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Sulla pagina canadese del mio sito ho pubblicato un saggio di Pietro Giordan su Wayson Choy. Comincia così:

Questo mio saggio verte su uno dei lavori più significativi nell’opera narrativa di Wayson Choy : La Peonia di Giada (The Jade Peony). Come spero diventerà ovvio a quanti avranno la pazienza di seguire questo abbozzo di discorso, non è mia intenzione dilungarmi più di tanto sui legami genetici che il lavoro di Choy intrattiene colla letteratura sino-canadese nel suo insieme; né tantomeno credo utile analizzare le relazioni intertestuali ovvero le influenze esercitate da altri testi di questa tradizione sul romanzo in questione. Continua a leggere

Poesia della domenica

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Sulla pagina italo-canadese del mio sito ho pubblicato tre poesie di Michael Mirolla, con la versione di Elettra Bedon.

Salvezza

Un burattino d’argento danza il minuetto lungo

il bordo di un dirupo che si sgretola. Una gamba

dondola sul precipizio e poi scatta indietro

mentre la terra frana. La sua bocca mima un discorso; Continua a leggere

Del Centro

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Tempo fa scrissi queste considerazioni, che mi sembrano mantenere il loro senso. Riguardano la scuola, ma la relazione ad un Centro definisce l’umano in quanto tale, e quindi esse hanno un carattere di universalità. Continua a leggere

The Scenic Imagination 2

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Un mercato perfetto non significa una società perfetta. Nella misura in cui gli individui sono liberi di scambiarsi beni e servizi, alcuni hanno più successo di altri, e alcuni partono avvantaggiati: il mercato inevitabilmente genera risentimenti che debbono essere gestiti in un processo politico. Continua a leggere

The Scenic Imagination

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The Scenic Imagination (Stanford, University Press, 2008) è l’ultimo libro di Eric Gans. Il sottotitolo è Originary Thinking from Hobbes to the Present Day. Non posso fare a meno di sottolineare molti passaggi, meditarli, e farne oggetto di post. Nel frattempo, sto traducendo uno scritto di Andrew Bartlett, Tre affermazioni sull’Essere di Dio sulla base dell’idea antropologica di Dio, che presenta interessanti riflessioni e spunti sul possibile rapporto tra teologia e antropologia generativa.

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La Creazione V

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Nr. 11 Rezitativ
URIEL
Und Gott sprach: Es sei’n Lichter an der Feste
des Himmels, um den Tag von der Nacht zu
scheiden und Licht auf der Erde zu geben,
und es seien diese für Zeichen und für Zeiten
und für Tage und für Jahre. Er machte die
Sterne gleichfalls. Continua a leggere

L’isola

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“La cosa che più esaspera il cuore umano è vedere qualcuno che si rifiuta di portare sulle proprie spalle il fardello del destino comune” scrive Gustaw Herling nel suo lungo racconto L’isola (L’ancora del mediterraneo, Napoli 2003, p. 20). Come molte sentenze, anche questa si presta ad una lettura almeno duplice. Continua a leggere