Del male

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Alcuni affermano che il male sia il nulla. Fanno perfettamente coincidere il nulla e il male. Il male è invece, io penso, nella riduzione dell’umano a cosa (strumento, ecc.), che come tale si può annientare, o ridurre a nulla. Ma il nulla in sé non è male, e neppure bene. Se il nulla in sé fosse male, avrebbe in sé una determinazione che lo renderebbe un non-nulla. Inoltre rischierebbe di essere nel male, cioè di essere male, tutto ciò che non è ancora, insieme a tutto ciò che non è più. Continua a leggere

Don Milani

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Selezione dei meritevoli? In un Paese in cui il candidato alla guida del Partito Democratico esalta la figura di Don Milani? Mi fanno ridere amaramente le attuali celebrazioni della figura del prete di Barbiana. Le idee di Milani, grande anima che ha avuto una ben strana sorte, avevano un senso in un mondo che non era ancora compiutamente il nostro. Ma già allora avevano natura fondamentalmente retorica, e non avrebbero mai potuto tradursi sul piano di una realtà operativa scolastica nazionale. Mi pare significativo il fatto che la trasformazione di Milani in icona della Sinistra abbia comportato l’oblio (girardianamente direi l’espulsione) della figura della professoressa alla (e contro) la quale è indirizzata la famosa Lettera, che era un’insegnante (comunista) seria e dedita al dovere, e che forse della realtà capiva molto di più di quanto ne capisse il volonteroso sacerdote. Ma appunto, le differenze saltano, i concetti si fanno sfocati, e Veltroni, difensore della scuola pubblica, esalta Milani che la combatté e sostenne quella privata.

Severità progressista

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Severità progressista, invoca Antonio Scurati alla fine dell’articolo pubblicato sulla Stampa di ieri. Stimo molto Scurati, che considero uno dei pochi intellettuali italiani che si sforzano di penetrare i fatti al di là dei luoghi comuni. Anche questa volta il suo intervento coglie nel segno. I risultati degli ultimi Esami di Maturità evidenziano un 6,6 per cento di studenti che non ce l’hanno fatta. Fioroni e molti altri plaudono alla ritrovata serietà. Ciò non è molto serio, e a Scurati pare sospetto, e giustamente, visto che Scurati stesso si trova a dover amaramente constatare che nell’Università di oggi si passa tranquillamente un esame essendo convinti che la Rivoluzione Francese sia avvenuta nel Quattrocento. Quello che non mi convince è nella conclusione. Scurati ovviamente non vuol passare per reazionario, e invoca sì una nuova severità, ma una severità progressista. Se questo significa che essere severi nella scuola di oggi è un elemento progressivo, sono d’accordo. Se si pretende che vi siano due severità differenti (in che cosa, nell’animo del severo?), mi pare che siamo destinati ad entrare nel solito campo delle distinzioni verbali italiote. A me basterebbe che gli insegnanti nella scuola fossero seri, quelli di destra come quelli di sinistra.