Severità progressista

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Severità progressista, invoca Antonio Scurati alla fine dell’articolo pubblicato sulla Stampa di ieri. Stimo molto Scurati, che considero uno dei pochi intellettuali italiani che si sforzano di penetrare i fatti al di là dei luoghi comuni. Anche questa volta il suo intervento coglie nel segno. I risultati degli ultimi Esami di Maturità evidenziano un 6,6 per cento di studenti che non ce l’hanno fatta. Fioroni e molti altri plaudono alla ritrovata serietà. Ciò non è molto serio, e a Scurati pare sospetto, e giustamente, visto che Scurati stesso si trova a dover amaramente constatare che nell’Università di oggi si passa tranquillamente un esame essendo convinti che la Rivoluzione Francese sia avvenuta nel Quattrocento. Quello che non mi convince è nella conclusione. Scurati ovviamente non vuol passare per reazionario, e invoca sì una nuova severità, ma una severità progressista. Se questo significa che essere severi nella scuola di oggi è un elemento progressivo, sono d’accordo. Se si pretende che vi siano due severità differenti (in che cosa, nell’animo del severo?), mi pare che siamo destinati ad entrare nel solito campo delle distinzioni verbali italiote. A me basterebbe che gli insegnanti nella scuola fossero seri, quelli di destra come quelli di sinistra.

2 pensieri su “Severità progressista

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