Rileggo Simone Weil 39

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Mancanza di fede, nell’ortodossia totalitaria della Chiesa. Chiunque chiede del pane a Dio non riceverà delle pietre. Se a colui che desidera la verità appare un errore, questo è per lui una tappa verso la verità, e se continua lo vedrà come un errore. Colui che non desidera la verità s’inganna, ma s’inganna anche recitando il credo. La condanna degli errori era cosa buona; ma non « anathema sit ». In quale modo si può stabilire che un certo errore non sia necessario per un certo spirito in quanto tappa? Sarebbe stato sufficiente dire: Chiunque dice che… non è giunto alla verità. Proteggere i piccoli? Non bastava la preghiera?
Se io chiedo la verità, ogni pensiero che mi appare come vero mi viene da Dio, fosse pure un errore, ed io non ho il diritto di respingerlo per sottomissione a un’autorità anche liberamente accettata.
Ogni religione è l’unica vera, vale a dire che nel momento in cui la si pensa è necessario applicarle così tanta attenzione, come se non vi fosse nient’altro; allo stesso modo ogni paesaggio, ogni quadro, ogni poesia,ecc. è l’unico bello. La «sintesi» delle religioni implica una qualità di attenzione inferiore.
(II, 152 – 153) Continua a leggere

Corruzione

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Stupisce sempre nuovamente lo stupore che si rinnova per la corruzione diffusa capillarmente e ovunque in Italia. Da noi non esiste una vera società civile. Come scriveva Leopardi nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani (1824):

Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni. In questa universale dissoluzione dei principii sociali, in questo caos che veramente spaventa il cuor di un filosofo, e lo pone in gran forse circa il futuro destino delle società civili e in grande incertezza del come elle possano durare a sussistere in avvenire, le altre nazioni civili, cioè principalmente la Francia, l’Inghilterra e la Germania, hanno un principio conservatore della morale e quindi della società, che benché paia minimo, e quasi vile rispetto ai grandi principii morali e d’illusione che si sono perduti, pure è d’un grandissimo effetto. Questo principio è la società stessa. Continua a leggere

Il dilemma dell’onnivoro 3

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Il dilemma dell’onnivoro si pone per quelle creature che, come il ratto e l’umano, possono nutrirsi di una enorme varietà di cibi. Quando si trova di fronte a qualcosa che appare commestibile ma è insolito o sconosciuto, il ratto ha un’unica possibilità di ridurre i rischi di avvelenamento: mangiarne una quantità minima e aspettare. Il ratto farà sempre così. L’umano, essendo un essere culturale e dotato di ragione, si comporterà in modo diverso e imprevedibile, a seconda della rappresentazione della cosa da parte del singolo o del gruppo. Le tradizioni culturali dei vari popoli hanno nel corso dei millenni fissato il che cosa si deve e si può mangiare, ma nella attuale fase storica, in cui l’offerta alimentare è in alcuni luoghi del pianeta sovrabbondante, il singolo viene spesso a trovarsi in una situazione dilemmatica: questo cibo mi farà bene o mi farà male? Continua a leggere

Macelli

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“Hai appena cenato, e per quanto il mattatoio sia scrupolosamente celato alla vista dalla grazia della lontananza, la complicità rimane”. (R. W. Emerson, The Conduct of Life, Houghton, Mifflin and Co., Boston 1860, p. 12). In una società come la nostra, in cui l’uccisione scompare dalla fiabe raccontate ai bambini dell’asilo, che dopo qualche anno giocheranno con videogame dal contenuto ultraviolento, la visione di ciò che accade negli allevamenti industriali e nei macelli è rigorosamente interdetta. Siccome non vi è una legge che vieti, si tratta di un tabù.

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Sull’io narrante

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Nel romanzo contemporaneo stanno accadendo cose degne di molta attenzione, che richiedono una interpretazione. Uno dei fenomeni che mi colpiscono maggiormente è il proliferare di testi in cui la narrazione è in prima persona. Questo certamente ha a che fare con la crisi dell’idea di una verità sovra-personale e col soggettivismo individualistico pervasivo che trionfa nella nostra società, ma credo anche, dal punto di vista della tecnica della scrittura, con la presunta maggiore facilità di una narrazione fatta da un io narrante. Personalmente, quando apro un romanzo e mi imbatto in un io che parla, ho subito un moto di dispetto. Tento di saperlo prima, e di evitare l’acquisto (cosa che non sempre mi riesce). Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 38

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Restaurare la libertà spirituale. La Chiesa ha avuto torto nel separare libertà e spiritualità: il Rinascimento, nel suo bisogno di libertà, ha abbandonato la spiritualità. Esso si è impregnato della Grecia, meno la spiritualità greca. (II, 150) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 37

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La fonte dell’energia morale è per l’uomo all’esterno, come quella dell’energia fisica (nutrimento, respirazione). In genere egli la trova, e per questo ha l’illusione – come fisicamente – che il proprio essere porti in sé il principio di conservazione. Solo la privazione fa sentire il bisogno. E, in caso di privazione, egli non può impedirsi di volgersi verso un commestibile QUALSIASI.
Un solo rimedio a questo: una clorofilla che permetta di nutrirsi di luce. Infatti, essendo questa capacità assente, tutte le colpe sono possibili e nessuna evitabile.
“Il mio nutrimento è fare la volontà di colui che mi invia”.

Non vi è altro bene che questa capacità. (II, 145) Continua a leggere

Poetastri

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Anche ai tempi in cui per potersi chiamare poeta era necessario saper comporre dei versi, cioè avere almeno un’abilità tecnica, ovvero essere capaci di scrivere endecasillabi e settenari senza errori, anche allora i poeti in Italia erano troppi. Lo lamentava Leopardi stesso: si era sommersi da migliaia di volumi, anche la cittadina più sperduta aveva la sua Accademia dell’Arcadia o surrogato della medesima. E il poeta autentico anche allora aveva pochi lettori. Continua a leggere

Pretesti

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“Libertà e altri nomi altisonanti sono invocati come pretesti; né mai alcuno volle la schiavitù per gli altri e il potere per sé che non abbia usato questa parola”. (Tacito)

Impossibile aggiungere un commento.

Luxuria

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Dalla mitica transizione al socialismo, di cui si discuteva quando ero giovane, al trans (gender). Il percorso storico del comunismo italiano non potrebbe essere delineato più chiaramente di quel che avviene nella copertina di Liberazione. L’intelligenza critica nell’estrema sinistra (e non solo) è stata totalmente fagocitata dal sistema mediatico, un prodotto del capitalismo nel suo divenire attuale, ovvero nella sua fase tecnotronica-circense, nella quale gli istinti più bassi e le tendenze peggiori sono stimolati nella misura in cui producono profitti. Il reality televisivo è il simbolo perfetto di questa fase storica che stiamo attraversando. Una fase, come sempre, di trans (izione). Continua a leggere