
Mancanza di fede, nell’ortodossia totalitaria della Chiesa. Chiunque chiede del pane a Dio non riceverà delle pietre. Se a colui che desidera la verità appare un errore, questo è per lui una tappa verso la verità, e se continua lo vedrà come un errore. Colui che non desidera la verità s’inganna, ma s’inganna anche recitando il credo. La condanna degli errori era cosa buona; ma non « anathema sit ». In quale modo si può stabilire che un certo errore non sia necessario per un certo spirito in quanto tappa? Sarebbe stato sufficiente dire: Chiunque dice che… non è giunto alla verità. Proteggere i piccoli? Non bastava la preghiera?
Se io chiedo la verità, ogni pensiero che mi appare come vero mi viene da Dio, fosse pure un errore, ed io non ho il diritto di respingerlo per sottomissione a un’autorità anche liberamente accettata.
Ogni religione è l’unica vera, vale a dire che nel momento in cui la si pensa è necessario applicarle così tanta attenzione, come se non vi fosse nient’altro; allo stesso modo ogni paesaggio, ogni quadro, ogni poesia,ecc. è l’unico bello. La «sintesi» delle religioni implica una qualità di attenzione inferiore.
(II, 152 – 153) Continua a leggere

