
Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte.

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Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere
Anno del Signore 2011. Ascolto Prima pagina alla radio. Un ascoltatore di Cosenza, elettore del PD, racconta una sua desolante esperienza. Si reca alla sede del partito per farsi dare una copia dello statuto. Si immagina che, dato il momento che sta attraversando l’Italia e dati i gravissimi problemi della Calabria, nelle stanze del partito sia tutto un fervere di riunioni. Si aspetta comunque di trovarvi parecchia gente. Nessuno. Solo una segretaria, che dell’esistenza di uno statuto del partito non sa nulla, e comunque non ne ha una copia da dare ad un elettore. Questi rimane del tutto sconcertato e si chiede come l’opposizione si stia preparando all’agognato dopo-Berlusconi. E a me viene in mente un’esperienza personale. Anno del Signore 1972. Ho 21 anni, e ho deciso di iscrivermi al Partito Socialista Italiano. Penso che la cosa sia semplice: adesso telefono alla sezione più vicina, mi faccio dire l’orario di apertura, e poi vado a tesserarmi. Dopo innumerevoli tentativi (il telefono squilla ma nessuno risponde, per giorni) mi risponde il segretario della sezione. Rimane allibito alla mia richiesta. Mi dice che bisogna essere presentati da qualcuno, e che comunque la sezione è chiusa quasi sempre, si apre in rare occasioni. Aggiunge che di solito le riunioni le fanno all’osteria. Poi scopro che trattasi di sezione demartiniana, che le sezioni sono divise per corrente, che a Venezia c’è una feroce lotta in corso tra demartiniani e lombardiani, e che c’è diffidenza nell’accogliere gli sconosciuti, senza sapere a quale corrente si affilieranno. Mi sa che nei partiti non sia cambiato molto, probabilmente mantengono alcuni aspetti tipici delle cosche.

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere


Nel Veneto non si usa il termine “gnocca”. In suo luogo si dice “móna”, e questo termine viene anche frequentissimamente utilizzato a indicare persona poco intelligente. Ad es. ho sentito dire da un leghista: “El Trota xe un móna”. Ricordo, del resto, che un tempo si usava dare dello gnocco a chi si dimostrava ingenuo o stupido. Certamente nel Veneto, ma penso anche in altre regioni. Questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, la potenza generativa e la compenetrazione della sfera sessuale e di quella culinaria, dalle quali il linguaggio politico italiano trae oggi una forte ispirazione. Bassezza erotica, bassa cucina.

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte. Continua a leggere

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Un prato non è un prato se non ospita qualche talpa. Ricordo che da bambino, negli anni Cinquanta, instancabile lettore di tutto quel che trovavo sugli animali, avrei desiderato tanto vedere una talpa, anzi catturarne una. Avevo letto in un’enciclopedia per ragazzi che un tempo esistevano nelle campagne strani personaggi che della caccia alle talpe avevano fatto il loro mestiere, e che nel Settecento dalla fitta, nera e lucida pelliccia delle talpe si ricavavano sopracciglia finte per dame spelacchiate. Fosse vero o no quest’uso remoto, io ero molto affascinato dall’esistenza del mondo sotterraneo e irraggiungibile delle talpe. Ancora oggi i mucchietti di terra friabile e schiarita nel mezzo dei prati ridestano la mia simpatia per quelle scure e instancabili abitatrici del mondo senza sole.

Dal 2001 al 2007 ho scritto una serie di Croniche di scuola e non scuola. Le rileggo in questi giorni, e mi pare che delineino un quadro che anche nell’era gelminiana rimane immutato. Drammaticamente. Ne ripubblico qui gran parte.