ULIXES

ulixes

Se mai nel mare troverò la lacrima
scesa dal volto della mia sirena
che inebriata del nulla in Occidente
canta l’amore e il vuoto e la mia pena,
allora ogni parola sarà pietra
ad innalzare una città di dèi.

Come di dolce tenebra
splende il tuo occhio, donna,
e forma l’incolmabile distanza
del deserto segreto delle altezze
che divide nel cuore dell’eone
le speranze dai puri compimenti.

Nell’attesa di tutto il silenzio
io ricordo la voce beata
che diceva impossibili eventi.
E ti vedo, ti vedo velata
come di dolce tenebra.
Sale la notte in superficie calma.

L’idolo ancora luce nell’oscuro
della tua vita, piccola consorte
conficcata alle fibre dello scoglio.
Il vento dell’inverno teso svolge
tutte le cose ma non ti sbianca il forte
volto, e io ti so pagana.

Andiamo insieme, io trafitto in cuore
dal vuoto dell’eterno, tu ripiena
del sussurro di plastiche miriadi.
La tua sostanza nella terra madre.
Passa i fiumi fatali amore il grande?

La tua sostanza fatta di fantasmi
non discioglie la luce. Fa dolere
l’intima pietra il canto di sirene
da cui l’inesorata nave ti allontana.

Disegno di Giuseppe Ghedina (1825 – 1896)

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