L’età dell’ignoranza

L' età dell'ignoranza. È possibile una democrazia senza cultura?

L’età dell’ignoranza di Fabrizio Tonello (Bruno Mondadori 2012) è un bel saggio che delinea uno degli aspetti più significativi della nostra epoca, nella quale il sapere globale dell’umanità è tanto vasto che nessuno può goverrnarne completamente neppure una particella, e nello stesso tempo i sistemi socioeconomici hanno bisogno contemporaneamente di competenze e di ignoranza diffusa, mentre il ruolo propulsivo e principale viene assegnato al binomio emozioni-desideri, del quale vivono i media. Tonello individua nel nostro tempo una serie di nodi di contraddizione. Eccone di seguito tre esempi. Immediatezza, infantilizzazione, anti-intellettualismo sono tre aspetti a me ben noti.

«Oggi, l’autodisciplina, la rinuncia alle gratificazioni immediate e il senso del limite sono ancora necessari per la produzione, ma si scontrano con una cultura in cui tali valori “borghesi” sono stati in gran parte cancellati dagli stessi meccanismi di funzionamento del sistema capitalistico che hanno creato la società dei consumi.» (p. 12)

«La nostra società dei consumi infantilizza gli adulti strutturando l’apprendimento sociale attorno ad un corpus in continua espansione di messaggi pubblicitari che promettono la realizzazione di ogni desiderio senza sforzo: dimagrire senza esercizio fisico, ringiovanire senza fatica, laurearsi senza studiare, fare l’amore a ottant’anni, avere un corpo da atleti grazie agli steroidi. Se sul piano individuale le promesse delle creme di bellezza o delle auto nuove possono essere considerate con indulgenza, sul piano collettivo questo narcisismo di massa pretende servizi pubblici senza tasse, guerre senza servizio di leva, politica senza virtù civica. Stiamo già pagando il conto e lo pagheremo ancora per decenni.» (p. 92)

«I politici/attori andati al governo sulla base di campagne elettorali professionalmente organizzate restano in larga misura prigionieri degli slogan che li hanno portati al potere e devono quindi corteggiare l’ignoranza a cui devono il loro successo. A loro volta, i politici culturalmente autonomi sono costretti a rincorrere slogan e politiche antintellettuali, abbassando drasticamente il livello del dibattito pubblico». (p. 99)

Si può essere pessimisti? Secondo me, si deve.

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2 thoughts on “L’età dell’ignoranza

  1. Caro prof., eccome se si deve essere pessimisti, si è perso molto di tutto quello che poteva dare stimolo ad un divenire umanamente migliore.
    La corsa al consumo senza freni, l’assoluta incapacità delle masse di valutare che il limite di sopportazione allo sfruttamento del pianeta è stato largamente superato e il continuo depauperamento culturale a favore di trilli e lazzi fatti da chi ha il potere e dovrebbe essere un faro a cui guardare; ha portato la vita ad un livello talmente mediocre che ci da la sensazione palpabile della decadenza.
    D’altra parte i corsi e i ricorsi storici hanno sempre avuto questi picchi, solo che ora, e nel divenire, sarà molto arduo recuperare e tornare ad un’altra età dell’illuminismo che tolga le generazioni future da questa melassa indistinta e maleodorante. Buona serata, Franca.

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