Taccuino di prigionia (3)

20 ottobre 1943. Stamane siamo stati al solito appello biquotidiano. Mario s’è dato da fare per trovare il sale per cuocere il gatto che abbiamo ucciso ieri. Ora è a bagno. Speriamo venga fuori qualche cosa di buono. Ci leviamo di bocca quella specie di burro che ci danno alla sera per condire il gatto. Ho sentito da quel capitano dei granatieri che parla col megafono le spettanze. Credo si dovrebbe tirare meno la cinghia se andasse tutto dentro le pentole.
Quei due capitani di aviazione che si assomigliano stanno facendosi i capelli con la ‹RASELET›. Figuriamoci come risulteranno le capigliature.
Il colonnello italiano Biglia lamenta ancora furti di patate in cucina.
Ho visto ufficiali cuocere le bucce e raccogliere cicche a terra. Ce n’era uno l’altra notte che girava per la baracca circospetto e raccoglieva. Povero vecchio, chi sa quanta voglia di fumare oppure quanta fame. Perché a volte si fuma per non sentire i morsi della fame.

Un pensiero su “Taccuino di prigionia (3)

  1. appunti salutari per capire cosa vuol dire veramente una guerra e limitare psicologicamente e realisticamente una crisi..forse da glossare con la tua cultura per una pubblicvazione…grazie Fabio

Lascia un commento