La seconda mezzanotte

La seconda mezzanotte

Non scrivo mai di libri non letti, ma per l’ultimo di Scurati devo proprio fare un’eccezione. Ad Antonio Scurati e al suo romanzo Il sopravvissuto avevo dedicato questa mia cronica . Quel romanzo mi era piaciuto, ma i successivi non mi hanno convinto. Ho visto nell’autore una smisurata ambizione, e una sovrastima delle proprie capacità letterarie. Una presunzione sconfinante col narcisismo, e una brama di successo che lo spinge a scrivere storie che devono anzitutto compiacere un ampio pubblico di lettori. Non condanno certo la narrativa di consumo e di intrattenimento, purché non voglia passare per altro, né disprezzo chi la produce, anzi ne posso ammirare le doti, purché non voglia passare per grande scrittore. Si legga come viene presentata l’ultima opera di Scurati, La seconda mezzanotte:

Nel giorno che cambierà la sua vita, il Maestro si sveglia prima dell’alba. Guarda il sole sorgere sulla laguna e ascolta le pulsioni dolorose inviategli dal proprio corpo. Sono “i dolori del braccio che regge lo scudo”. È il 25 dicembre, fa già caldo alle sette del mattino e una nuova giostra sanguinaria si prepara. Ma nulla di tutto questo oramai importa. Ora il Maestro ha un motivo per rimanere in vita. 2092, Venezia – ricostruita da una multinazionale di Pechino dopo una terribile onda alluvionale – è la perversa Las Vegas della decadenza europea). In un clima africano, una folla di nuovi ricchi vi accorre per concedersi ogni vizio e, soprattutto, per assistere alle lotte tra gladiatori. Piazza San Marco è, infatti, trasformata in un’arena: il Colosseo del terzo millennio. Mentre le Nazioni si dissolvono, il carnevale si avvicina e i padroni cinesi preparano lussi sfrenati e spettacoli crudeli. Gli ultimi veneziani ai quali è stata interdetta la riproduzione, vivono confinati in un ghetto, piegati e derelitti. Nessuno sembra più volersi sottrarre alla violenza e alla lussuria di questo bordello della fine dei tempi. Eppure, perfino in questo parco giochi orwelliano, ci sono due uomini in rivolta che si levano contro l’orgia del potere. “Il Maestro”, guida dei nuovi gladiatori, e Spartaco, suo allievo. L’antica via dei ribelli li condurrà alla città delle donne. Un libro non solo ambientato nel futuro, ma rivolto al futuro, a quella speranza di vita che sorge solo nel senso della lotta.

Il Maestro e il Discepolo, due guerrieri che combattono per la libertà contro forze soverchianti: è un modello trito e ritrito. Una cosa da film americano senza pretese, una cosa terribilmente americana nel senso peggiore, vista e letta centomila volte, in film libri fumetti. So che Scurati ammira Cormac McCarthy, ma la distanza è abissale: da queste poche righe di presentazione si comprende come a Scurati manchi la capacità di oltrepassare creativamente i luoghi comuni della narrativa di anticipazione, e di pensare il futuro in termini differenti da quelli di una tirannide contro cui lottano pochi ribelli. Non leggerò questa roba.

6 pensieri su “La seconda mezzanotte

  1. scusi tanto, ma forse sarebbe il caso di leggere le opere dei nostri contemporanei prima di crocifiggerli, non crede? umilmente, una scuratiana, legga i suoi saggi ad esempio, e si ricrederà davvero! La seconda mezzanotte è un libro bello, intenso, violento ma di denuncia, di rabbia, dolore e un tentativo di scuotere gli animi assopiti di un’italia ormai nel baratro, mi creda, questa “roba” non è da buttare, anzi!

    1. Le cose che ho scritto non richiedono una lettura di questo libro di Scurati, e sono esattamente la motivazione della mia non lettura. Sono perfettamente d’accordo sul fatto che non si possa fare un’analisi critica di un libro e parlarne comunque in modo diffuso senza averlo letto. Ma io non ne parlo in modo diffuso, né dico che il libro sia scritto male ecc., mi limito a registrare il fatto che la storia scuratiana è costruita su luoghi comuni, e per far questo mi basta leggere le recensioni sui giornali e ascoltare lo stesso Scurati che presenta il suo libro. Io di “gladiatori”, di “maestri”, di gruppetti che lottano per la libertà ecc. ne ho piene le tasche.

      1. basterebbe invece abbandonare il mero piano scenografico delle lotte gladiatorie per scoprire in questo libro l’urlo di denuncia, di indignazione, il dolore per un paese che affonda e marcisce, ridotto appunto solo a larva di se stesso. la figura dell’eroe è solo sprone, per il singolo lettore e la società tutta, al fine di riconoscere sempre e comunque il bello ed il buono che il nostro mondo e, soprattutto, il nostro Paese, ancora conserva, anche se bistrattato e calpestato in ogni modo possibile ed imamginabile. le recensioni sono spesso artefatte e la critica letteraria non può ne’ dovrebbe basarsi su parole gettate al vento da un qualsiasi giornalistucolo che, forse, il pezzo doveva comunque scriverlo e si è basato sulla seconda di copertina……non fermiamoci alle apparenze, queste ci guastano la coscienza, l’intelligenza, la capacità di riflessione e di “evoluzioine”, strappi tutti i giornali e dimentichi le comparsate in video o audio anche dello stesso autore, la forza della parola è nel testo, non nel presunto contesto che la ingloba. cordialmente

        1. Vedi, l’ “urlo di denuncia e di indignazione” è esattamente ciò che non mi piace. Penso che sia appunto questo che rende i libri di autori come Scurati lontani dalla grande arte. Egli cerca il successo a tutti i costi, vuole imporsi come interprete dell’epoca, vuol piacere al pubblico dei lettori di sinistra e ci riesce, ma il prezzo che deve pagare è quello dell’arte. Dovrebbe calmarsi e tacere per un po’.

  2. scusa fabio ma non capisco perchè parli di pubblico di lettori “di sinistra”…..credo sia anacronistico e fuori luogo ma colgo il tuo sano spunto polemico e decido di “ritirarmi”, non intendo politicizzare una discussione che mi appassionava proprio perchè scevra di tali sfumature…..comunque, mi piace il tuo blog e tornerò a visitarlo!

  3. Si tratta di intendersi. Diciamo “laici e progressisti”? Perché in Italia esistono grandi tribù.
    Quanto al “politicizzare”, tutto mi si può rinfacciare tranne l’appartenenza ad uno schieramento. Lieto tuttavia che il mio blog ti piaccia.

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