Congiuntivo

“Io trovo che è un commento non appropriato” [grassetto mio] dice Giulio Tremonti al Meeting di Rimini. Mi colpisce. Ma perché mai l’insigne ministro non dice “trovo che sia“, come dovrebbe? Certo non perché non conosca l’italiano, il motivo deve essere un altro. Il motivo sta nella caduta generale verso l’indifferenziato. Ha ragione Gianni Letta quando pronuncia il celebre detto “tutto precipita”. Così è, e ciò che precipita per primo è il linguaggio, il marcatore della differenziazione. Basta ascoltare attentamente i giornalisti televisivi e gli uomini politici per trovarsi davanti all’evidenza di una profonda mutazione della lingua italiana, cui avevo dedicato una nota nel 2008 (https://brotture.net/?s=pronomi). Il congiuntivo è un modo della complessità, della soggettività che dubita, del rispetto dell’alterità. Un modo che accoglie la natura incerta, ipotetica, probabilistica del reale. Un modo della sottigliezza e dell’indagine. Un modo intimamente dialogico. Questo modo non si addice alla società italiana contemporanea, ed infatti sta scomparendo. Anche la lingua apodittica di Tremonti lo usa sempre più raramente. La comunicazione pubblica e politica si va anzi spostando dal piano puramente linguistico ad uno in cui più che i concetti e le parole contano i toni e i movimenti del corpo. Le parolacce e i gesti volgari di Calderoli & C rappresentano un passaggio decisivo in questa discesa verso l’Averno dell’indifferenziazione.

6 pensieri su “Congiuntivo

  1. Mai letta definizione più accattivante ed accurata di un modo verbale.
    Inoltre esso è bello. La frase che ospita un congiuntivo è sempre molto più raffinata ed evocativa di quella espressa in indicativo (con la sua pretesa di assoluta obiettività reale).
    E’ il modo dell’ umano, del dubbio, dell’ augurio e del desiderio: “Venisse presto il momento in cui intravedere un’ alternativa a questi nostri imbarazzanti politici!”

    E, per paradosso, è anche capitato che uno dei pochi che l’ aveva a tempo debito usato l’ abbia fatto in completa malafede, sì che il suo “Mi consenta” anziché ferma ma gentile esortazione da inserire in un dialogo
    quando si invita all’ attenzione, presupponendo comunque un contraddittorio, nascondesse in realtà solo un vuoto spot propagandistico.
    Però riuscito. Tant’ è che s’ è consentito l’ inimmaginabile…

  2. in effetti è vero che a me piacciono le persone che parlano male in tv, che sbagliano i congiuntivi, questo in effetti per una simpatia che appunto tende forse all’indifferenziato; così io ignorante e plebeo mi sento simile al dotto monarca e magari gli do il voto.
    a conferma della tesi dell’indifferenziato, aggiungo che al contrario, detesto e mi rattristo, al vedere quando alcune persone della strada interpellate dai microfoni della tv, puntano gli occhi verso l’obiettivo e partono decisi con i loro “ritengo sia improcrastinabile …”

    ma poi quanto ho finito per odiare poi le trasmissioni che guardavano i miei amici, in cui si prendeva in giro con acribia gli errori grammaticali di un Trapattoni o di altri personaggi del sottobosco mediatico.
    Alla fine direi viva gli errori grammaticali e di sintassi da qualsiasi persona, libro o quaderno essi provengano, perchè rappresentano la vita che affiora nel linguaggio.
    al rogo le perfette frasi nel cui inchiostro si può restare imprigionati, come in un libro dell’ adelphi.

  3. Viva dunque un mondo di incompetenza generalizzata, in cui un chirurgo possa saperne di fisiologia quanto un ortolano, e dove un insegnante di italiano mandi i suoi allievi a “fare in c.”, sollevi il dito medio sotto il naso del dirigente, e scriva “non centra nulla”, intendendolo come voce del verbo centrare. Viva l’ignoranza (non quella dotta, ovviamente)!

  4. Se Tremonti ha pronunciato la frase con la “è” in grassetto, potrebbe essere proprio una scelta; voler togliere ogni dubbio, ogni apertura possibilistica; come avviene, appunto, con il congiuntivo.
    Se il verbo della principale fosse stato “io penso”, “ho il sospetto”, “credo”, il congiuntivo sarebbe stato obbligatorio. In un contesto più secco, più deciso e più sicuro, come “io trovo”, anche l’indicativo ha la sua ragion d’essere. Basta che sia pronunciato con una certa enfasi.

  5. Caro Enrico, il grassetto è mio. Avrei dovuto indicarlo, ora provvedo. Peraltro nella pronuncia del ministro non appare alcuna enfasi sull’ “è”… D’altra parte, a mio avviso “io trovo” non presenta un grado di soggettività minore di “io penso”, “io giudico”, ecc. Anzi, forse è maggiore, infatti si dice gustando una pietanza “io la trovo buona” (che non esclude che altri la possano trovare cattiva).

  6. senza ombra di dubbio il congiuntivo, oltre che ad essere più indicato nel contesto della frase, è anche più elegante.

    (Tremonti è scivolato sullo stile ;-)

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