La capanna nella vigna 5

I tibetani, costruendo i loro monasteri, devono evitare i disegni simmetrici che attraggono i demoni. Il perché di un simile divieto si capisce già solo pensando alla specularità. Una delle tendenze vitali primarie punta a sottrarsi con sempre crescente libertà all’obbligo della simmetria: è un fenomeno che possiamo osservare sia nella genealogia degli animali sia nell’arte. La tecnica invece è essenzialmente incline a creare figure non solo simmetriche, bensì addirittura congruenti e dovrebbe dunque – se si vuole dar credito ai tibetani – predisporre delle vere e proprie piste di atterraggio per i demoni. La cosa non è improbabile, visti i suoi successi. Ne è indizio tutto ciò che va al di là delle intenzioni (p. 114)

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Da un punto di vista girardiano, il senso è trasparente. Dietro ogni simmetria si celano i demoni della mimesi violenta.

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8 risposte a "La capanna nella vigna 5"

  1. La fearful symmetry di Blake…
    mi sorprendono sempre queste convergenze verso l’interpretazione di Girard.Perchè mi sembrano situarsi in una zona del, chiamiamolo, subconscio o “inconscio collettivo” in cui la teoria mimetica si apre una strada dentro e contro la psicanalisi, una strada comunque molto interessante

  2. Hai ragione, Marina. Nell’opera di Jünger ci sono molti punti in cui emerge un sapere “girardiano”, forse perché J. ha vissuto la tecnica scatenata, ma anche le profondità dell’arcaismo.

  3. Considerazioni davvero suggestive. Le simmetrie esprimono le invarianti profonde, senza le quali non sarebbe possibile alcun ordine, e che sono presto distrutte, o meglio articolate, dai “frozen accidents”, che modellano una ed una sola storia fra le sterminate possibili. Una simmetria eccessiva è inumana come la matematica, e forse davvero consona all’ansia di semplificazione del necrofilo. Ma una totale assenza sarebbe altrettanto inumana, caos incapace di prendere forma.

  4. Mi è chiaro che si tratta di un meccanismo ereditato, raccomandabile in particolari situazioni (affollamento di esseri viventi a torto o a ragione avvertiti come pericolosi) e che uno sviluppo disarmonico (in relazione alla complessità dell’ambiente circostante) potrà condurre a degli abusi anche catastrofici, un po’ come accade nelle malattie autoimmuni. Non mi è chiara invece l’inclinazione malvagia attribuita alla Tecnica, che stento a “disaccoppiare” dalla Scienza. Capisco che un aumento della potenza d’azione rende le disarmonie sistemiche più pericolose, la classica “pistola in mano ad un bambino”, ma questo soltanto.

  5. Io penso che i demoni entrino nella tecnica come in qualunque altra realtà umana, religione compresa. Il problema non è in una supposta intrinseca malvagità nella tecnica, ma nella sua potenza. Ricordo peraltro una antica vignetta, in cui un cavernicolo con una clava in mano esclamava: “ho inventato l’arma assoluta”.
    Va anche aggiunto che J. ha fatto quella particolare esperienza della tecnica che consiste nell’andare all’assalto sotto il fuoco delle mitragliatrici.

  6. Allora mi è chiaro, anche il senso astratto in cui si possono intendere i demoni, sgorbie dolorose che incidono sulla carne viva, ma implicate dalla forsennata ricerca di forme sulla quale cui si slancia questra strana “materia”. Mi ricorda “angeli e diavoli” di Escher.

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