Cacce sottili 5

Avere tempo è più importante che avere spazio. Lo spazio, il potere, il denaro, diventano catene se non ci lasciano tempo. La libertà è riposta nel tempo; il singolo individuo può ricavarne un potere straordinario – e può perfino farlo crescere. La lotta per la sovranità che egli combatte con la società raggiunge la tensione massima quando si tratta di conquistare la disponibilità del proprio tempo, e molte sono le tragedie, i sacrifici, i soprusi, i trionfi, gli stratagemmi che ne derivano. Con ogni nuovo orologio la cerchia che ci stringe si fa sempre più stretta e la sacra fuga diventa sempre più difficile. Ma tutto questo non accade invano. Alle domande che contano davvero non si può dare una sola risposta, le risposte sono sempre più d’una. (99)

Che la cosa più preziosa sia il tempo mi è sempre stato chiaro come il sole. Essendo una realtà preziosa, è soggetta a furti di ogni tipo. E anche il tempo stesso, come si sa, non è di un solo tipo. Il tempo di cui scrive Jünger è il tempo dei cacciatori (lato sensu). Un tempo che conosco bene, che si dilata ed è sempre revocabile. Ad esempio, ieri alle 12.30 sono uscito di casa a piedi, con la macchina fotografica, e ho raggiunto il Parco dello Storga, a pochi passi (trecento metri, o giù di lì) da casa mia. Sono tornato dopo mezzora. Ma in questa mezzora mi si sono manifestate molte presenze, entro la scena della natura alle soglie della città. Le evocherò nel post successivo.

Sullo scientismo contemporaneo e le sue aberranti pseudometafisiche ho sempre il dente avvelenato, per così dire, e godo ogni volta che mi imbatto in un passo di questo genere, anche se gli obiettivi qui non sono degli scientisti del tipo oggi imperversante (basta sostituire i nomi):

Non si troverà mai in Darwin la mancanza di gusto che si può invece abbondantemente notare in Biichner, Ostwald ed anche in Alfred Brehm e nel vecchio Haeckel. Uno spirito della sua levatura non si abbassa a certi alterchi da preti. La tentazione di abbandonarsi alle speculazioni trascendentali, senza disporre dei mezzi sufficienti per farlo, si manifesta in due modi opposti. Gli uni vi soccombono perché non riescono a dominare la materia e finiscono su di un terreno sdrucciolevole, gli altri perché ne sanno addirittura troppo. Per tale ragione trasferiscono la sicurezza con la quale si muovono nel dominio della conoscenza anche nel campo di ciò che non si può conoscere e cercano di indagare uno spazio in cui non si possono compiere esperimenti. Questo antagonismo genera effetti spassosi di cui Shakespeare si sarebbe molto divertito. (105)

5 pensieri su “Cacce sottili 5

  1. è sempre interessante leggere le tue considerazioni in base ai passi di questa lettura (ora ho capito)
    io credo che la risposta, quella giusta, possa essere solo una, magari seguita dalle mille sue sfaccettature…
    ma il tempo non basta mai per rendercene conto :-)

    (attendo le tue osservazioni sul parco dello storga).

  2. Junger è scrittore e pensatore straordinario. Ho cercato, letto e riletto tutto quello che ho trovato di suo, e finora i suoi volumi più preziosi mi sono sembrati “Al muro del tempo” e “Il libro degli orologi a polvere”. A Natale mi sono fatto regalare una clessidra. Piccola. E’ un oggetto meraviglioso, vero induttore d’anima.

  3. Soltanto che il denaro rappresenta precisamente tempo redento dalle necessità materiali, dunque l’opposizione di Junger traballa: può essere vera per coloro che fanno del denaro, del benessere materiale, o meglio dell’ostentazione ad esso legata, un fine anzichè un mezzo. Ma che il mezzo-denaro sia necessario a tutti appare evidente, a meno che uno sia talmente assuefatto nell’incarnare la figura sociologica dello “scroccone” da vederla persino scomparire nel sottofondo delle cose. Ed in effetti la combinazione [stipendio assicurato (per lo più statale) x velleità letterarie] sembra quasi sempre condurre ad una sorta di “cargo cult economics”.

  4. Qui sopra ero io. A proposito di cacce sottili, segnalo quelle che si possono compiere con un buon microscopio ottico ed un boccio di acqua stagnante. Per me son fantastiche. Ciao

  5. Interessante, caro Elio, la tua considerazione sullo statale praticante la “cargo cult economics”. Che dovrei dire io, che sono un grasso pensionato INPDAP?
    In effetti, la disponibilità di una adeguata quantità di denaro è essenziale per poter fare la vita del cacciatore nella società contemporanea. Ma Jünger qui non condanna il denaro per sé (altrimenti dovremmo intendere che condanni anche lo spazio e il potere), piuttosto rileva la possibilità che all’essere umano il tempo sia sottratto da altro, cosa che lo accomuna a Seneca e a tutta una serie di pensatori. Insomma, è quando il mezzo diviene fine supremo che si dà alienazione.

Scrivi una risposta a Anonimo Cancella risposta