Boffo

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Il Caso Boffo enfatizza il trionfo del pensiero vittimario contemporaneo. I media hanno come prima funzione quella della circolazione-mediazione del risentimento, e della sua celebrazione nella vittima designata (Boffo) o auto-designata (Berlusconi). I giornali, per continuare ad esistere nella sfera dominata dalle TV, accentuano i loro caratteri originari di agenti per conto terzi. L’informazione non esiste se non in apparenza. Nella realtà, vengono fatte circolare delle narrazioni, più o meno plausibili a seconda dell’orizzonte di plausibilità del lettore-spettatore, e della sua collocazione socio-politica. I media cristiani faticano a sussistere nell’ambiente dominato dalla circolazione vittimaria del risentimento sempre più intensa, a causa della loro natura, e possono sussistere solo assumendo almeno in parte i caratteri generali, facendo prevalere la mediaticità sulla cristianità. La condizione di carnefice di Feltri è consustanziale alla sua natura del pennivendolo, già totalmente spiegata da Balzac nelle Illusioni perdute. La condizione di vittima di Boffo è una derivazione secondaria e per accidens, in ragione di uno scheletro nell’armadio privo del carattere della necessità.

2 pensieri su “Boffo

  1. Il mio discorso si riferiva alla stampa in generale. Poi, è chiaro che il risentimento circola in modo differente in un giornale della sinistra extraparlamentare e in Repubblica, così come il risentimento di un operaio espulso dalla fabbrica è differente da quello dello stilista amico di Veltroni. Comunque sia, il discorso rimane vittimario: ci si identifica con le ragioni di una vittima (che può essere l’intero Paese) e si vuol espellere-linciare- annientare i suoi carnefici. E’ una logica oggi trionfante ovunque.

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