Il grand’uomo della massa

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Nella mia visione, il duraturo successo politico di Berlusconi, e il il favore con cui gli Italiani guardano alla sua figura pubblico-privata di uomo di potere che coniuga l’esercizio del medesimo coi piaceri della carne, dipendono in larga misura dal fatto che nelle genti italiche il cattolicesimo è sempre stato anzitutto una superstitio e un paganesimo riverniciato. Infatti la fede religiosa italiana è anzitutto rivolta ai protettori (dalla Madonna a Padre Pio), e si costituisce come pratica rivolta all’ottenimento di grazie e protezione. Il fedele medio – i pastori possono illudersi, ma la verità è questa – non vede mai nel santo cui si riferisce un modello – ma sempre un intermediario rispetto ad un Dio e ad un Cristo avvertiti come lontani e misteriosi. Ma questo ha una ricaduta anche nel linguaggio e nella pratica dei politici. E nel rapporto che gli Italiani hanno a Berlusconi. I suoi oppositori, del resto, tendono a vederlo come un diavolo, e chiudono il cerchio della superstizione. Dunque, Berlusconi è un patronus che compie miracoli (come a Napoli per la spazzatura e in Abruzzo per i terremotati). E per di più appare privo dell’ascetismo che rende i santi modelli non imitabili dalla massa. E’ come noi, che se avessimo i suoi soldi e il suo potere approfitteremmo delle belle fanciulle che ci si offrirebbero a frotte. Lo sentiamo come un santo-non-santo. E questo spiega anche come al Sud sia più amato che al Nord. Se rimaniamo nel puro campo della politica, i grandi uomini che dominano le masse rimangono incomprensibili. Lo aveva ben capito Nietzsche.

46o. Il grand’uomo della massa. La ricetta per ciò che la massa chiama un grand’uomo è presto data. In tutte le circostanze le si procuri qualcosa che le sia molto gradito o le si metta prima in testa che questo o quello le sarebbe molto gradito, e poi glielo si dia. Ma per nessuna ragione subito: lo si procuri invece con grande sforzo, o si faccia mostra di procurarlo con sforzo. La massa deve avere l’impressione che ci sia una forza di volontà possente, anzi invincibile, per lo meno deve sembrare che ci sia. Tutti ammirano la volontà forte, perché nessuno ce l’ha e ognuno si dice che, se ce l’avesse, per lui e per il suo egoismo non ci sarebbe più limite. Se poi vedono che una tale volontà forte attua qualcosa di molto gradito alla massa, invece di ascoltare i desideri del proprio egoismo, ammirano ancora una volta e se ne ripromettono ogni bene. Nel resto bisogna avere tutte le qualità della massa: quanto meno essa si vergognerà di fronte a lui, tanto più il grand’uomo sarà popolare. Dunque : sia violento, invidioso, sfruttatore, intrigante, adulatore, strisciante, tronfio e, a seconda dei casi, tutto.

461. Principe e Dio. Per più versi gli uomini si comportano coi loro prìncipi in maniera simile a come si comportano col loro Dio, come appunto anche il principe fu per più versi il rappresentante di Dio, o per lo meno il suo sommo sacerdote. Questa quasi sinistra disposizione spirituale alla venerazione, alla paura, alla soggezione è divenuta ed è molto più debole, ma talvolta divampa e si attacca a persone potenti in genere. Il culto del genio è un’eco di questa venerazione dei prìncipi-dèi. Dovunque ci si sforzi di elevare singoli individui a una sfera sovrumana, sorge anche la tendenza a raffigurarsi interi strati di popolo più rozzi e bassi di quanto realmente non siano.

F. Nietzsche, Umano, troppo umano vol I, trad. it. di S. Giametta, Adelphi1982, pp. 253-254

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