Del sentimento tragico della vita 4

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Il razionalismo, ossia la dottrina che si attiene esclusivamente alla ragione, alla verità oggettiva, è necessariamente materialista. E non si scandalizzino gli idealisti.
Occorre che tutto questo sia posto in chiaro, e in verità quanto noi chiamiamo materialismo ha l’unico significato di dottrina negante l’immortalità dell’anima individuale, la persistenza della coscienza personale dopo la morte.
In altro senso si può affermare che il materialismo è una forma di idealismo, giacché non sappiamo cosa sia la materia più di quanto si sappia cosa sia lo spirito, e quella di materia non è per noi nient’altro che un’idea. E in realtà per il nostro problema – il più vitale, l’unico veramente vitale – poco importa che tutto sia materia, o che tutto sia idea, o forza, o quello che si vuole. Qualunque sistema monistico ci apparirà sempre materialista. L’immortalità dell’anima viene unicamente salvata dai sistemi dualisti, quelli secondo cui la coscienza umana è un qualcosa di sostanzialmente distinto e diverso dalle altre manifestazioni fenomeniche. E la ragione è naturalmente monista. Perché è compito della ragione comprendere e spiegare l’Universo, e per farlo non c’è bisogno dell’anima come sostanza imperitura. Per comprendere la vita animica, per la psicologia, non occorre l’ipotesi dell’anima. Quella che un tempo veniva definita psicologia razionale, in opposizione all’empirica, non è psicologia, ma metafisica, e molto torbida, profondamente irrazionale, o piuttosto controrazionale.
La dottrina, che si pretende razionale, della sostanzialità dell’anima e della sua spiritualità, con tutto l’apparato che l’accompagna, nacque esclusivamente dalla necessità che gli uomini avvertivano di fondare sulla ragione il loro anelito di immortalità e la credenza che ne deriva. Tutte le sofisticherie che tendono a dimostrare che l’anima è sostanza semplice e incorruttibile hanno una tale origine. Inoltre, il concetto stesso di sostanza, così come fu affermato e definito dalla scolastica, è un concetto teologico, indimostrabile, volto a sostenere la fede nell’immortalità dell’anima.

Miguel de Unamuno, Del sentimento tragico della vita (1913), trad. it. di M. Donati, SE 1989, pp. 80-81

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