Guerra

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Scrive Clausewitz.

La guerra […] rassomiglia al camaleonte perché cambia natura in ogni caso concreto.

In questioni così pericolose come la guerra, sono […] gli errori risultanti da bontà d’animo quelli maggiormente perniciosi.

Poiché la guerra non è un atto di pressione cieca, anzi, lo scopo politico è in essa predominante, è il valore di questo scopo che deve servire di misura alla grandezza dei sacrifici cui siamo disposti ad assoggettarci.

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Credo sia stato per primo Chamberlain nel 1938 a sostenere che in una guerra non ci sono vincitori ma solo sconfitti. In realtà, l’esito della II Guerra Mondiale lo ha smentito, e la storia mostra che le guerre senza vincitori sono molto poche. E’ vero invece che l’esito di una guerra è (quasi) sempre imprevedibile. L’attuale Guerra di Gaza è assolutamente imprevedibile nei suoi sbocchi, per il fatto anzitutto che i suoi attori giocano tripli e quadrupli giochi, a cominciare da Hamas e da Mahmud Abbas. Quest’ultimo desidera anzitutto la liquidazione di Hamas, che invece vuole affermarsi come eroico bastione anti-israeliano al pari di Hezbollah, e per ottenere questo risultato ha bisogno di poter vantare molte vittime, esibendole anzitutto sui media occidentali. Meglio se le vittime sono bambini, visto anche che l’ideologia sciita del martirio ha sempre prediletto vittime giovanissime (come si è visto nella dimenticata Guerra Iran-Irak, che fece un milione di morti, in cui i bambini-martiri venivano mandati sui campi minati per aprire la strada alle truppe komeiniste). D’altra parte, attaccare una città fittamente popolata come Gaza, dove migliaia di miliziani sono pronti a combattere fino alla morte, significa necessariamente distruggerla, con migliaia di morti tra i civili, altrimenti la vittoria sarà di chi resiste. Lo hanno dimostrato tutti i casi analoghi, compreso quello della cecena Grozny, che i Russi, privi degli scrupoli occidentali, hanno ridotto ad un mucchio di macerie. Siccome Israele non può fare lo stesso, la sua scelta è evidentemente quella di far intervenire ad un certo punto qualcosa di simile a quel che è intervenuto nel Libano, cioè una forza esterna che faccia cessare i lanci di razzi. Una soluzione tampone, che durerà un po’ di tempo, fino alla successiva convulsione.

4 pensieri su “Guerra

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