
Solo Israele ha resistito, in senso religioso, a Roma, perché il suo Dio benché immateriale era un sovrano temporale, al livello dell’imperatore; ed è grazie a questo (rovesciamento) che il cristianesimo ha potuto nascere là. Elezione, se si vuole, in questo senso. La religione d’Israele non era abbastanza elevata da essere fragile, e grazie a tale solidità ha potuto proteggere la prima crescita di ciò che è il più elevato.
(Nell’ordine delle condizioni di esistenza, il bene produce il male, e il male il bene; ma a partire da meccanismi determinati). (II, 183-184)
L’incontro di Israele e di Roma, due cose a loro modo atroci, ha prodotto il cristianesimo; cioè una forma nuova della mistica distrutta da Roma (decadente già prima di Roma?). (II, 185)
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Penso che uno dei problemi fondamentali del pensiero di Simone Weil, come del resto di ogni cristianesimo mistico, sia quello della relazione tra Dio e la storia. Data l’essenza della fede di Israele, ereditata dalla Chiesa, in un Dio che interviene nella storia degli uomini, ed è sperimentato anzitutto come liberatore di un popolo oppresso dalla schiavitù, poi come legislatore e guida entro la storia, e creatore della storia stessa, e della sua sensatezza. Qui anche in Simone Weil emerge un’idea di Provvidenza: il Cristianesimo che nasce in un contesto protettivo, determinato però da due elementi in sé negativi, come Israele e Roma. E d’altro canto la romanità viene distorta: ai Romani, in verità, la religione interessava essenzialmente come fatto politico-sociale (ma fino ad un certo punto, basta pensare all’immane varietà e sincretismo nell’impero dall’introduzione del culto di Cibele in poi), ed essi certo non possono essere considerati “distruttori della mistica”, che del resto è in parte una fantasiosa creazione di Simone Weil. Al fondo di tutto credo sia l’idea weiliana che, poiché il più non può derivare dal meno, nel tempo non vi può essere accrescimento, ma solo consumazione e perdita: perciò tutto era migliore quanto più indietro nel tempo si risale. E in fondo è tutta qui la differenza tra il pensiero antico (tradizionale) e quello moderno (innovativo). E Simone Weil non vuol vedere quanto abbia contribuito il pensiero ebraico-cristiano alla esaltazione e fascinazione del novum che hanno trionfato nel nostro mondo.
partendo dal presupposto che Simone sosteneva:
– Ogni religione è l’unica vera –
c’è una saggezza di fondo che accompagna il suo pensiero, lei non si schiera da una sola parte;
“Concepire l’identità delle diverse tradizioni, non accostandole in base a quel che esse hanno di comune; ma cogliendo l’essenza di ciò che ciascuna di esse ha di specifico. E’ una sola e medesima essenza”(III, 201 s.).
La stessa luce, diffusa da fonti diverse.
Ciao Fabio
C.