![]()
Dunque né Protagora né Socrate corrispondono esattamente al concetto popolare moderno di razionalista greco. Quel che a noi sembra strano è che ambedue mettono da parte tanto facilmente il contributo delle emozioni nel determinare la condotta umana normale. E sappiamo da Platone che anche i suoi contemporanei lo trovavano strano ; su questo punto c’era una frattura netta fra gli intellettuali e l’uomo comune. «Quasi tutti, dice Socrate, non vedono la conoscenza come una forza (ισχυρóν), e tanto meno come una forza dominante, direttiva ; credono che spesso un uomo possa possedere la conoscenza ed essere governato da altre cose : una volta dall’ira, un’altra volta dal piacere o dal dolore, talvolta dall’amore, molto spesso dalla paura; la conoscenza la immaginano, in realtà, come uno schiavo, bistrattato da tutte queste cose ». Protagora ammette che questa è l’opinione corrente, ma ritiene che non meriti una discussione, perché « la gente comune direbbe qualunque cosa ». Socrate, che invece la discute, spiega quest’opinione traducendola in termini intellettuali: la prossimità di un piacere o di un dolore immediato porta a falsi giudizi, analoghi agli errori di prospettiva visiva ; un’aritmetica morale scientifica correggerebbe questi errori.
Eric R. Dodds, I Greci e l’Irrazionale (The Greeks and the Irrational, trad. di V. Vacca De Bosis, La Nuova Italia 1978, pp. 221 – 222).

Noi, dal canto nostro, viviamo in un’epoca post-postromantica, nella quale l’emozione in Occidente gode di un favore assoluto in quanto tale, cioè in quanto emozione, pensandosi che le emozioni negative possano essere combattute solo da contro-emozioni positive. Mentre nel Vicino e Medio Oriente la Legge assoluta viene caricata di una emozione altrettanto assoluta, e perciò non mediabile razionalmente. Onde si vede che, in mancanza di un criterio di governo razionale, la lotta delle emozioni si sviluppa e si svilupperà secondo la legge del prevalere della forza.
io gli ho studati e mi piacciono