La chiesa di Sade 3

L’opposizione di Sade alla pena di morte comminata dallo Stato, parallela alla sua incondizionata adesione alla tortura e uccisione perpetrate da privati, non è affatto contraddittoria. De Benedetti vede anche qui una vicinanza a Sade di gran parte della società occidentale contemporanea.

La posizione di Sade svela, à rebours, le ambiguità e i paradossi anche di coloro che oggi sostengono l’abolizione della pena di morte pur conservando una visione della storia violenta o pronta a usare la violenza per raggiungere i propri fini politici. Oppure le contraddizioni di coloro che lottano contro la pena di morte e contemporaneamente accettano il diritto di aborto in nome della sovranità senza residui della donna sul corpo ospitato durante la gestazione. “Che nessuno tocchi Caino” è proposizione che potrebbe benissimo contemplare come corollario necessario, vissuto senza particolari contraddizioni, “affinché Abele possa essere toccato da Caino in piena e sovrana libertà”… e in fondo c’è anche il sospetto che Caino non esista e sia un’utile invenzione delle corti di giustizia. I molteplici Caini, poi, trarrebbero qualche motivo per i propri comportamenti dall’osservazione dello stato di profonda ingiustizia in cui versa l’umanità intera o parte consistente di essa. Non c’è nulla come l’azione politica moderna capace di accogliere in sé passioni totalizzanti e potenzialmente efferate, in quanto disposte da uno stato d’animo compassionevole e partecipato alle sofferenze altrui, la cui insostenibilità giustifica qualsiasi violenza, sia essa commisurata all’entità del male che si vuol cancellare o fuori misura in virtù dei gradi di necessità imposti dalla realizzazione di un ordine sociale totalmente altro. Ma il dolore dei molti può motivare adeguatamente la somministrazione di altre sofferenze orientate alla correzione e alla cancellazione delle prime? (p. 46)

Forse questo vale in particolare per la società europea e italiana, molto meno per quella americana (o giapponese, ecc.), dove la distinzione tra Caino e Abele sembra essere tracciata con più decisione. Ma, anche qui, si tratta a mio giudizio sempre di un’ottica vittimaria e dei suoi effetti, laddove il sadico non ha coscienza di fare vittime, ma di assecondare pienamente il corso di una natura in cui egli, in qualche modo, intende risprofondarsi. Una natura feroce e priva di moralità, ove l’unica legge è il divorare ed essere divorati. Tutte le correnti contemporanee dell’ecologismo, dell’abortismo, del filo-cainismo invece che auspicare un rientro nella legge del più forte (come aveva fatto, a suo modo, l’hitlerismo) fantasticano di una natura morale, o di una moralità naturale: un caso di accecamento culturale di proporzioni planetarie. Ma questo accecamento è spiegabile solo col trionfo del vittimismo universale, che è una forma di ricerca del capro espiatorio di proporzioni, a sua volta, planetarie. Sade dice: non esistono vittime. Il mondo culturale contemporaneo non dice questo, ma il suo contrario: è pieno di vittime. Le sue varie fazioni si rimpallano la vittimarietà: ad esempio per gli uni vittima è la donna che non può abortire, per gli altri la vittima prima è il concepito. Ma siamo sempre nell’ottica della vittima, non nell’ottica di Sade.

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