La chiesa di Sade 1

Un libro di sole cento pagine che trovo molto ricco e stimolante è questo di Riccardo De Benedetti La chiesa di Sade (Medusa 2008). Devo francamente dire che per la figura del Divino Marchese non ho mai provato alcun interesse, neppure momentaneo e marginale, e che di Sade non sono in grado di dire nulla di serio, e neppure di giudicare la fondatezza della tesi generale del saggio, ovvero della pervasività della visione del mondo sadiana a tutti i livelli nella società contemporanea (tesi che di primo acchito mi lascia perplesso). Tuttavia colgo qua e là nel testo spunti di grande interesse, e per questa ragione vi dedicherò due o tre post.


 

In realtà, quello che mi piace di più in De Benedetti è il suo schierarsi nel fronte (ridotto, ahimé, nelle forze) che combatte contro la tendenza alla riduzione dell’umano al naturale. Si tratta di un fronte eterogeneo, in cui militano esponenti di una cultura antiscientifica insieme a chi professa un credo antiscientista (come me). Scientismo e scienza non sono la stessa cosa, e questo complica molto il dibattito. Ma qui le semplificazioni sono pericolose, e il testo debenedettiano, pur essendo breve, non è affatto semplice. Dunque, questa idea è evidente fin dall’inizio. Leggiamo infatti a p. 18:

Sade va preso molto sul serio e la sua è una partecipazione di rilievo al fondarsi dell’anima razionalista dell’Occidente capitalistico. Anche da questa prospettiva emerge con evidenza che ad avere la meglio, dal Sessantotto a oggi, è stata la versione marcusiana della Scuola [di Francoforte], non certo le cautele e certi incisi dell”Excursus Il Juliette, o l’illuminismo e morale” della Dialettica dell’illuminismo. Ed è, con ogni probabilità, proprio la questione dell’illuminismo nella sua versione sadiana a rappresentare il banco di prova di ogni interpretazione che voglia essere all’altezza dell’attuale diffusione di pratiche, comportamenti e pensieri “sadici”. Un illuminismo alla cui descrizione lavorano diversissime e qualche volta contraddittorie definizioni, tutte, però, accomunate dalla preoccupazione di pensare adeguatamente il legame che esisterebbe tra filosofia, scienza e società. Legame o rapporto che dir si voglia orientato alla costruzione irreversibile di quel “dominio sulla natura” che in Sade si capovolge per dialettica necessaria in una inevitabile e altrettanto assoluta dipendenza dell’uomo dai suoi capricci e dalle sue necessità.

Da un lato questa spinta alla distruzione della residua differenza tra umano e naturale, dall’altra la diffusione in tutti i media di un sadismo globalizzato e volgarizzato. Per cui, “Se c’è un mondo chiaramente riconoscibile e dscritto nelle pagine di Sade questo è proprio il nostro” (p. 21).

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