Avvicinamenti

Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza di Ernst Jünger (Annäherungen. Drogen und Rausch, 1970, trad. it. di C. Sandrin e U. Ugazio, Guanda, Parma 2006) è un libro sull’ampiamento della coscienza ed il superamento della condizione normale, nel senso dell’eccitazione e/o dello stordimento, che lo stesso autore in vari momenti della sua vita ha voluto sperimentare. In realtà, si tratta di una ricerca antropologica, entro la quale mi sembra che si possano cogliere, più che in altri testi, il fondamentale paganesimo jungeriano e i suoi legami essenziali con la visione romantico-tedesca della Natura e della Totalità.
Si veda questo passo sul suolo e la notte.

È singolare che vi sia più vita sottoterra che alla luce del giorno, vita più delicata, più fine. Tutti questi germi, fibre, miceli, uova, nematodi appaiono solo quando un colpo di vanga li porta alla luce, che rapidamente li distrugge. Eppure è la radice ad alimentare il fogliame, il mito ad alimentare la storia, il poeta ad alimentare il pensatore, il sogno ad alimentare i nostri giorni e le nostre opere.
“La notte è fonda, più fonda di quanto pensi il giorno.” “Più luce”—queste parole contengono anche un riferimento segreto all’oscurità. Chiunque sia la donna con cui dividiamo il letto, in lei vogliamo tornare alla madre. A lei, non ad Afrodite, appartiene l’altare su cui celebriamo il sacrificio. Afrodite dà solo la forma, come tutti gli dèi danno la forma. C’è chi la prende troppo sul serio, e chi la sottovaluta. Su questo si concentra ogni disputa degna di questo nome.
(p. 190)

Che l’umano abbia origine dalla caccia è una mia profonda convinzione. Per questo la connessione originaria tra caccia e poesia, che qui viene individuata, mi risulta particolarmente suggestiva.

Ancora a questo proposito, dice Raffaello: « Comprendere si­gnifica farsi uguale ». Si può qui includere l’animale; i vecchi cacciatori l’hanno sempre saputo. Questo vale tanto per le forme cruente della caccia, quanto per quelle più elevate, dove il possesso ­cercato è spirituale e definitivo. Anche in questo le religioni dell’Estremo Oriente si distinguono da quelle del Vicino Oriente. Molte epoche, anche le più antiche, sono state più vicine all’ani­male della nostra; l’hanno compreso più profondamente, nono­stante tutta la raffinatezza della moderna zoologia. E mai gli ani­mali hanno subito trattamenti più infami di quelli odierni. Anche il poeta conosce il mistero della caccia superiore. Come il cacciatore arcaico evocava l’animale con la danza e le maschere, il poeta lo evoca con la parola, che non si limita a impressioni di movimento e a macchie di colore. Che tra fratelli non ci si debba lodare, non significa che io debba tenere nascosto che a mio fratello Friedrich Georg quest’evocazione sia riuscita, con il pavo­ne, la civetta, il serpente, la lepre e altri animali. Risaliamo qui a tempi remoti, anteriori al mito—ai tempi della metamorfosi di cui è capace la Grande Madre. Le sue vesti seguono ­tante fogge, tante pieghe, eppure sono fatte di una sola stoffa. Quest’unità diventa visibile nella fiaba; sono i poeti a ricordarcela, in generale gli artisti. Più importante di quel che ci fanno udire vedere è quel che ci fanno dimenticare. Se solo riescono in questo loro intento, tutto il resto rimane sullo sfondo: il partico­lare, il controverso, l’oggetto—il tempo con le sue sfumature. (p. 97)

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3 thoughts on “Avvicinamenti

  1. Evidenzi sempre aspetti molto suggestivi, mi procurerò quel libro. Divagando sulle suggestioni, mi hanno colpito, sul sito di Repubblica, le foto dell’attacco di un leopardo ad un coccodrillo (http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/leopardo-attacca-coccodrillo/1.html)
    così come mi aveva colpito, in passato, un documentario sulle lotte notturne (dalle connotazioni davvero epiche) fra i leoni e le iene, che ribaltava completamente parecchi stereotipi “diurni”, come qullo del maschio pigro che si approfitta di quanto cacciato dalle leonesse. Ecco allora che quel “La notte è fonda, più fonda di quanto pensi il giorno” mi risuona in maniera particolare. Ciao

  2. Nel pezzo di Repubblica l’attacco del leopardo al coccodrillo viene presentato come del tutto straordinario e impensabile. Ma io ricordo bene un disegno di una enciclopedia per ragazzi degli anni Cinquanta, “Vita meravigliosa” (opera che lessi tanto da imparare a memoria molti passi e da ricordare tutte le immagini) che raffigurava un leopardo sul dorso di un coccodrillo, nell’atto di azzannare il rettile. Un altro felino simile al leopardo come il giaguaro delle Americhe preda abitualmente i caimani, che del coccodrillo sono parenti. Penso che i felini amino la carne di questi rettili.

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