di Eric Gans
Il termine principio antropico è usato comunemente come mezzo per accantonare l’idea di una creazione divina: se gli ultimi modelli cosmologici rendono altamente improbabili le condizioni per l’esistenza della vita (umana), è sufficiente notare che se noi non esistessimo non staremmo osservando queste condizioni. Quindi se la probabilità di un universo che soddisfi queste condizioni è 1/n, basterà rimuovere questa anomalia per assumere che il nostro è l’unico caso “antropico” fra k universi, ove ((n-1)/n)^k <.5.
La pura arroganza di questo genere di ragionamento è paragonabile solo alla sua naiveté, come se noi fossimo sufficientemente sicuri circa l’origine dell’universo da valutare le probabilità delle condizioni per la vita, e poi ipotizzare l’esistenza di un’infinità di altri universi dei quali non possiamo mai avere la minima evidenza. Invece, noi dovremmo ridefinire il principio antropico in termini antropologici anziché cosmologici: l’universo, ma in particolare la vita sulla terra, devono essere tali da consentire l’origine della rappresentazione. Dato che l’emissione del segno è un atto volontario, cosciente e rammemorabile, che ricorda gli oggetti e gli atti di cui è la rappresentazione, questo nuovo principio antropico implica che in un dato momento nell’evoluzione dei nostri predecessori sia avvenuto un primo atto di rappresentazione, che ricordava il primo evento. Un mondo senza eventi è un mondo senza rappresentazione. Il modello darwiniano di cambiamenti genetici graduali non è incoerente col principio antropico, ma non lo include né lo implica. (7 – continua)
