Sulla trascendenza 6

di Eric Gans

Il riferimento di Badiou al “residuo” del favoloso che aderisce all’immaginazione basata sulla realtà si collega a quanto dicevo circa l'”assurdità” dell’interfaccia tra il mondano e il trascendente. L’ipotesi originaria spiega la pertinenza di questa particolare “assurdità”. La resurrezione è, una volta ancora, una trascendenza mediata da, o modellata su, l’atto della rappresentazione: come in Girard le vittime mitiche che sembrano evitare la morte, Gesù accede dalla condizione mortale degli abitatori del mondo reale all’immortalità del segno, con la differenza che egli è descritto esplicitamente come umano e insieme innocente prima della sua miracolosa resurrezione.

Il trascendimento della morte da parte di Gesù mediante il segno è rivelato a Paolo sulla via di Damasco come prodotto della sua persecuzione dei seguaci originari di Gesù, un punto che io ho sviluppato in Science and Faith. La riduzione, operata da Paolo, del Cristianesimo alla “favolosa” affermazione della resurrezione è, in termini religiosi più che scientifici, una enunciazione minimale dell’ipotetica scoperta/invenzione collettiva della trascendenza tramite lo scambio reciproco del segno come “gesto di appropriazione interrotto”.

La cosa più difficile da accettare nel nuovo modo di pensare proposto dall’antropologia generativa è che il linguaggio umano “ordinario” è una forma, e invero la forma fondamentale, di trascendenza, e che le critiche ateistiche che proclamano la superfluità di Dio e dei miracoli sono cieche al fatto che il linguaggio è un miracolo non meno dell’atto biblico della creazione. Questo non significa che la rappresentazione non possa essere spiegata senza forze soprannaturali, ma soltanto che l’ontologia del linguaggio ha più in comune con quella di Dio che con quella della comunicazione animale o del codice genetico. Le affermazioni “assurde” del discorso religioso sono meditazioni tra il mondano e il trascendente, non alternative alle proposizioni della scienza, le quali non mediano in questo modo. Similmente, l’ipotesi originaria non è un’alternativa al discorso religioso ma un modello minimale del primo evento che è in linea di principio compatibile con tutti questi discorsi, se non con l’assenza di qualsiasi discorso del genere. Poiché affermare che non è necessario narrare un evento inaugurale della nostra comunicazione reciproca mediante segni non significa tanto negare lo stato trascendente della rappresentazione quanto lasciarlo non pensato. (6- continua)

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