Rileggo Simone Weil 18

Il tempo propriamente non esiste (se non il presente, come limite), e tuttavia noi siamo sottomessi a esso. Tale è la nostra condizione. Noi siamo sottomessi a ciò che non esiste. Si tratti della durata sofferta passivamente – dolore fisico, attesa, rimpianto, rimorso, paura – o del tempo regolato – ordine, metodo, necessità – in ambedue i casi, ciò a cui siamo sottomessi non esiste. Ma la nostra sottomissione esiste. Realmente legati da catene irreali. Il tempo, irreale, vela ogni cosa e noi stessi d’irrealtà. (I, 295)

La spada è una macchina semplice (come il chiodo) che raccoglie l’energia del colpo su una superficie estremamente piccola (troncando); si colpisce dall’alto in basso; forza di gravità trasformata da una macchina semplice. Tale è la differenza tra l’uomo armato e l’uomo disarmato. Achille e Licaone. E che cosa mai diventa l’anima sotto la forza di gravità! Come chi su una parete rocciosa ha paura di cadere. I pensieri si arrestano. (I, 296)

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MI pare evidente come per Simone Weil i pensieri siano in quanto tali una espressione del Bene (anche se possono essere pensieri malvagi). Questo perché il Bene per lei è lo spirito, e il male ciò che vi si oppone o che lo nega (ma la materia non è negazione dello spirito, perché la negazione può essere operata solo da una entità spirituale, e anche una opposizione del non-spirito allo spirito è impensabile, se non in un contesto dualistico-cataro qual è in effetti quello weiliano).

Ma se la spada, in cui si manifesta nel modo più puro la forza, ha il potere di arrestare i pensieri, allora i pensieri per esistere hanno bisogno del tempo, perché ciò che si arresta era, prima di arrestarsi, in movimento, e il movimento per darsi ha bisogno del tempo, ovvero esiste solo temporalmente. Nel pensare esiste un prima e un dopo. La sospensione del tempo, l’eterno, è infatti indicibile e impensabile. Il moto circolare degli astri, che portò la mente umana all’idea di una vita immortale, è pur sempre un movimento, come quello delle anime del Paradiso di Dante. Il fatto è che l’umano è pensabile solo nel movimento e nel tempo, e senza di essi si apre la via negativa che infine porta all’identificazione del divino col puro nulla.

 

2 pensieri su “Rileggo Simone Weil 18

  1. il tempo esiste nella misura in cui la nostra condizione ci permette di sentirlo, in tutta la sua gravità…e questa condizione solo il dolore può rivelarla.

    senza il dolore (ma anche ogni emozione forte, vissuta pienamente) la nostra esistenza sarebbe insipida, immagino il tempo come uno scudo, impassibile ma inesorabile, la sua esistenza risuona solo sotto i cupi colpi scanditi…

    ciao Fabio
    C.

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