Un terribile amore per la guerra

hil.jpgSi può pensare miticamente? È quel che cerca di fare nei suoi libri James Hillman, la cui intera opera non è che una glossa alla poesia filosofica di Schiller Gli dèi della Grecia (“Sì, tornarono a casa, e presero con sé / ogni bellezza, ogni grandezza, / ogni colore, ogni vita, / lasciandoci solo una parola senz’anima” – trad. G. Moretti). Confesso di aver letto il suo Saggio su Pan molti anni fa, e di non aver più cercato lo suo volume, perché non sono un nostalgico degli dèi del politeismo, e giudico la loro espulsione dal mondo, strettamente legata all’avvento del monoteismo e alla nascita del pensiero scientifico occidentale moderno, un evento necessario, e il loro ritorno non auspicabile. Poichè sono gli dèi dell’ordine sacrificale. La loro espulsione è l’espulsione dell’espulsione come regola permanente e fondante dell’umano. Sono uno che pensa che la scienza moderna e l’economia del libero scambio (e anche la democrazia come è oggi intesa) non siano nate per caso nel grembo della Christianitas. E che tuttavia siano estremamente precarie nelle loro fondamenta. Non sono nate per caso in contesto cristiano, ma mantengono un aspetto intrinsecamente violento, sempre pronto a nuove esplosioni. Questo aspetto violento è legato alla permanenza del sacro che sopravvive alla caduta delle forme religiose tradizionali e si fa più virulento. In altre parole: Cristo fa venir meno il Tempio, ma gli umani non accettano questo venir meno. Insistono: vogliono templi, vitelli d’oro e immagini manipolabili del divino. Vogliono sempre il sacro. Solo la comprensione del divino come trascendente e totalmente altro, e la spogliazione del mondo del mito e del sacro, con la sua riduzione a mera natura, potevano consentire l’espansione del pensiero scientifico come si è dato nella storia dell’Occidente. Ma un pensiero scientifico puro si può dare solo al di fuori di un ordine sacrificale, altrimenti esso sarà sempre inquinato, e le sue ricadute tecno-poietiche saranno spaventose. Come infatti è avvenuto e avviene. E, dialetticamente, il divino espulso ritorna, nelle due forme tra loro apparentemente lontane dello scientismo ateistico e dell’idolatria (nelle sue molteplici incarnazioni, dal culto di Padre Pio al culto della notorietà televisiva). Certo, è così: dèi e mito si sforzano di tornare, in molte forme (e una virulenta è stata il nazional-socialismo, come è noto). Alcune paiono particolarmente seducenti e accattivanti, e innocenti, come in Calasso e Hillman, ma mi sembra che sia opportuno criticarle e respingerle.

Il saggio Un terribile amore per la guerra (A Terrible Love of War, 2004, trad. it. di A. Bottini, Adelphi, Milano 2005) presenta una spaventosa ambiguità. Da un lato Hillman si professa pacifista (senza che il suo concetto di pace appaia razionalmente fondato), mentre dall’altro, come capita a molti pacifisti, le sue pagine grondano di odio verso il Cristianesimo e verso l’America. Sembra, a leggere Hillman, che le guerre distruttive le abbiano inventate i monoteisti. Potremmo chiedere con Simone Weil: e i Romani? E Cartagine? E Corinto? E aggiungere: e Gengis Khan? Il risentimento di Hillman nei confronti del suo stesso popolo è fortissimo, a suo parere tutti gli Statunitensi sono bambini col fucile in mano che si rifiutano di diventare adulti. Si avrebbe buon gioco a rovesciare la prospettiva di Hillman contra Hillman, facendo vedere come il suo sia un pensiero infantile sotto veste psicoanalitica (oh, come si presta la psicoanalisi a favoleggiamenti e bambinerie d’ogni sorta… lasciamo perdere). Mi limito a citare le righe più interessanti, che rivelano come pensiero e mito si fondano in una mostruosità senza nome quando non è il pensiero a pensare il mito, ma il mito a impossessarsi del pensiero.

Mettiamo che la guerra di secessione, che ha segnato indelebilmente la terra e inciso cicatrici permanenti nel carattere del popolo americano, sia stata un sacrificio offerto da una società cristiana secolare a un dio o a dèi che fino a quel momento erano stati trascurati, dèi della terra, dèi onorati su quella terra e mantenuti in vita su quella terra dalle popolazioni che ci abitavano da seco­li, da prima che i combattenti indossassero la divisa azzur­ra e la divisa grigia.

Mettiamo che gli dèi del suolo di questo « nuovo mon­do » stessero dicendo: « Non potete sbarcare qui; non potete rivendicare questa terra con il solo sudore della fronte, né con leggi e trattati e nemmeno con l’espulsione di altri e il diritto del vincitore. Per avere diritto a questa terra dovrete pagarla con il vostro sangue, e finché non avrete pagato es­sa non sarà veramente vostra; rimarrete dei coloni, ancora attaccati nell’anima a un’altra madre, dei profughi da es­sa, dei ribelli contro di essa, segretamente suoi servi, e non avrete lasciato che questa terra compia la sua nascita nella libertà ». (pp. 118-119)

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9 thoughts on “Un terribile amore per la guerra

  1. Sostare nel mito può essere pericoloso!
    Mi viene subito in mente questa frase che estrassi da un libro di Pavese che tu ben conosci:
    Tutti gli dei sono crudeli. Ogni cosa divina è crudele. Distrugge l’essere caduco che resiste.

  2. mi sembra che lo spirito “guerriero” contro Hillman di questa critica molto rigida ed a tratti ottusa, nonché ideologica, sia la piú splendida conferma dell’idea di Hillman

  3. Forse sono un ideologo ottuso. Che la critica alle loro tesi sia una dimostrazione della validità delle stesse è un’idea che costituisce un tratto tipico degli psicoanalisti e degli spiriti affini.

  4. Sostare nel mito non credo che si pericoloso, credo che serva a superare l’antinomia degli opposti, integrare significa accettare che l’animo umano non sia univoco e il concetto di male assoluto è guerrafondaio come ci ha ricordato
    la po,itica di George W. Bush e non appartiene a tutti gli americani.
    Hillmann da americano e cittadino del mondo vuole fare iconti con la storia americana e purtroppo le guerre hanno sempre fatto la storia

  5. e che dire della figura del “guerriero” in Castaneda e il meraviglioso “arte della guerra” di Sun Tzu…? infatti, secondo me, c’è guerra e guerra… poichè l’uomo nasce di per sé quale cacciatore naturale…questo è un suo imprescindibile imprinting…l’essere umano ce l’ha scritto nel suo dna genetico…
    è come un’aurea intrinseca ed estrinseca, centripeta e centrifuga, che lo avviluppa a tutti i livelli e in tutte le sue sfere… dalla più bassa sensoriale alla più eterica e spirituale…;)))

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