Il Cavaliere della rosa

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Lasciar andare. La Marescialla dell’opera di Hofmannsthal e Strauss ( Il Cavaliere della rosa, – Der Rosenkavalier, ed. it. a cura di F. Serpa, Adelphi 1992) è davvero un personaggio grande. Una delle somme virtù dell’essere umano è la capacità di lasciar andare. Lasciar andare qualcuno o qualcosa che si potrebbe trattenere, ma che trattenuto si rovinerebbe, o perderebbe il suo splendore. Lasciar andare, non trattenere presso di sé. Perché lo splendore di quel che si ama ci è più caro della nostra stessa felicità. Qui la melanconia è strettamente legata alla percezione che tutto sta nel tempo, e che tutto è passaggio. Ma è una melanconia che si apre su di una luce più alta.

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E posso rammentare una fanciulla, dal convento
appena uscita, cui fu imposta la santa condizione
[delle nozze.
Prende lo specchio
E dov’è ora?
Sospirando Sì, cerca la neve dell’anno passato.
Tranquilla
Parlo così:
ma come può essere vero
che io sia stata la piccola Resi,
e che poi sarò un giorno una signora vecchia…
Una signora vecchia, la vecchia Marescialla
« Guarda là, passa, la vecchia Principessa! ».
Ma questo come accade?
Come il buon Dio può farlo?
Io resto sempre uguale.
E se anche deve fare così,
perché egli vuole inoltre che io assista a tutto,
con mente così chiara? Perché non me lo cela?
Sempre più piano
Tutto è un mistero, un grande mistero,
ed esistiamo per questo,
sospirando      per sopportarlo.
E nel «come»
con molta calma
sta la vera differenza.

(…)

È il tempo, Quinquin, è il tempo,
che pure nulla muta nei fatti.
Il tempo, cosa strana.
Passiamo così i giorni della vita, e un nulla è il
                                                                  [tempo.
Ma poi ad un tratto,
ecco, altro non sentiamo che lui.
È intorno a noi, è anche dentro noi.
Sui volti cola, cola nello specchio,
e scorre nelle mie tempie.
Ed è tra te e me, e scorre ancora.
Silente, come una clessidra.
Con calore  Oh, Quinquin!
Talvolta io l’odo che scorre – senza sosta.
Piano
Talvolta mi alzo nel mezzo della notte
e arresto tutti gli orologi, tutti.
Però non dobbiamo neppure averne timore.
Anche il tempo è una creatura del Padre
che tutti noi ha creato.

(…)

Quinquin, oggi o domani Lei s’allontana
e a me rinunzia per amore di un’altra,
che è più giovane
con una certa esitazione
e più bella di me.
OCTAVIAN
Con le parole tu vuoi respingermi,
perché rifiuta di farlo la tua mano?
LA MARESCIALLA calma
Anche da sé quel giorno arriva.
Oggi o domani arriva, Octavian.
OCTAVIAN
Né oggi né domani: io ti amo.
Con più impeto
Né oggi né domani!
Se deve esserci un tal giorno, io non ci penso!
Un giorno tanto orrendo!
Quel giorno, io non voglio vederlo.
Con grande passione
Non voglio pensare a quel giorno.
Perché tormenti te e me, Theres?
LA MARESCIALLA
Oggi, domani o l’altro giorno ancora.
Non voglio tormentarti, tesoro.
Dico quello che è vero, lo dico a me come a te…
Semplice voglio renderlo a te e a me.
Semplice deve essere ognuno
con cuore semplice e semplice mano,
a tenere e prendere, a tenere e cedere…
Chi non è tale, la vita lo punisce e Iddio non ne
                                                             [ha pietà.

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