Innocenzo Cipolletta

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Attualmente il presidente delle Ferrovie dello Stato è Innocenzo Cipolletta (classe 1941). Nel luglio 2007 Cipolletta ha aderito al cosiddetto Manifesto dei coraggiosi di Francesco Rutelli a sostegno della candidatura di Walter Veltroni alla direzione del Partito Democratico su una piattaforma “riformista e liberale”. Il futuro è radioso.

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Gli incarichi che il Cipolletta ha ricoperto e ricopre, e che lo rendono particolarmente affidabile, sono più o meno questi:
Direttore Generale della Confindustria
Docente presso la Libera Università degli Studi Sociali (LUISS Guido Carli), Facoltà di Economia per il Corso Politica Economica e Finanziaria
Presidente dell’Osservatorio e Centro Studi Monetari della Luiss Guido Carli
Consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro)
Vice Presidente de l’Editrice Il Sole 24 Ore
Vice Presidente IPI (Istituto per la Promozione Industriale)
Membro del Comitato Amministrativo dell’Istituto di studi ed analisi economica (IOSAE)
Membro del Consiglio di Amministrazione della Ceramiche Piemme S.p.a.
Membro del Consiglio di Amministrazione della Ericsson
Membro del Consiglio d’Amministrazione della Soc. Marzotto
Membro del Consiglio d’Amministrazione della MP Energy S.p.A.
Membro del Comitato Scientifico della “Scuola di Formazione Universitaria integrata” della Fondazione Rui
Membro della Società Italiana di Statistica, della Società Italiana degli economisti e della Società italiana di economia demografia e statistica,Pubblicista e commentatore economico per il Sole 24 Ore.
Presidente dell’Università di Trento.

Mi sembra un tipico Boiardo italiano. Molto bene. Di persone come lui, che passano da una poltrona all’altra, dirigendo entità tra loro incommensurabili e differentissime, ce ne sono molte nel nostro Paese, ma forse non abbastanza. Sono persone che non possono vivere senza lucrosi incarichi, fino ai novant’anni e oltre. Questo le rende simpatiche e apprezzate. Solitamente, queste persone sono schierate a difesa della concorrenza come salutare e necessaria al bene nostro e di tutti. Competizione, competizione & meritocrazia anzitutto, è la loro divisa. Infatti, da quando Cipolletta dirige le Ferrovie dello Stato, l’aura della competizione le ha trasformate: i treni veloci arrivano in perfetto orario, in quelli per pendolari si viaggia comodamente seduti, le informazioni ai viaggiatori sono puntuali e se, per fatalità, si verifica un guasto, subito viene riparato, arrivano vagoni e motrici sostitutive, eccetera. Mica sono un monopolio, le Ferrovie dello Stato! Uno come Cipolletta, per fedeltà ai suoi principi liberali e liberisti, non avrebbe mai assunto la direzione di un carrozzone statalista e monopolistico, orsù!

Domenica 9 dicembre sono andato in treno a Milano. Mentre aspettavo l’Eurostar a Mestre, di prima mattina, ecco, sullo stesso binario, un altro treno veloce, un Eurostar per Roma. Ma non parte. C’è una porta che non si chiude. Il capotreno s’affanna, telefona, smanetta. Non si chiude la porta, il treno non parte. Alla fine l’uomo scende alle maniere forti, botte da orbi, e il delicato congegno riprende a funzionare, per il momento, il treno parte. Un’impressione penosa.
Al ritorno, treno intercity Milano – Treviso. Posto prenotato, nel vagone attaccato alla motrice. Scalogna, mi devo fare una bella marcia, il treno è lungo. Ma: tutti i vagoni sono illuminati, il mio è buio. Salgo. Non c’è la corrente elettrica, è buio e freddo. I passeggeri mormorano e imprecano. Arriva il momento della partenza. Il treno non parte. Il capotreno si dà da fare col quadro dei comandi degli apparati elettrici, le luci si riaccendono. Dopo un minuto si spengono, il treno non parte. Riprova, stessa storia. Telefona, arriva un tecnico, la faccenda si ripete. Una due, tre, quattro volte. Passa mezz’ora, telefonate, arriva un altro personaggio, e finalmente il guasto è riparato. Il treno parte con mezz’ora di ritardo. Ma che volete che sia: ieri i passeggeri dell’Eurostar Lecce- Roma hanno impiegato 20 ore per il loro viaggio, e in fondo se i treni sono mediamente più lenti di vent’anni fa, questo è solo un incentivo a prendere la vita con filosofia, una critica reale alla frenetica società dei consumi. E se in molte parti del Sud c’è ancora il binario unico, questo è solo un beneficio per il paesaggio.

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