In una frase famosa di Tristi tropici (1955), Claude Lévi-Strauss, parlando per la comunità antropologica/etnologica, chiama Rousseau “nostro maestro e nostro fratello”. Rispetto al discorso standard dell’antropologia accademica, Rousseau è davvero il primo pensatore a costruire un modello dell’umanità primitiva (“la società incominciata”, la société commencée) sulla base di dati etnografici limitati ma ragionevolmente affidabili – un’età argentea situata paradossalmente sull’interfaccia tra lo stato di natura innocente e l’influenza mimetica corruttrice della società.
L’espulsione che Rousseau opera della rivalità hobbesiana dalla natura umana – in contrasto con la mitigazione-mediante-la proprietà proposta da Locke – potrebbe ben essere definita il primo gesto dell’antropologia moderna-come-etnologia: questa cancellazione del peccato originale del desiderio mimetico, che ha continuato a motivare l’antropologia come disciplina, le ha allo stesso tempo impedito di costruire un modello generativo dell’umano. (p. 46)