Storia della mia gente

Nel capitolo L’estate di Fitzgerald del suo Storia della mia gente (Bompiani 2010), Edoardo Nesi scrive: “Mi trattenevo a stento dal sottolineare pagine intere, perso nell’ammirazione per quella sublime magia fitzgeraldiana di riuscire a tradurre in parole la materia nebulosa e inafferrabile che spesso costituisce i nostri pensieri più limpidi, quelli migliori, quelli di cui andiamo orgogliosi, quelli sacri, che crediamo nostri e soltanto nostri, privati e inesprimibili, e inesprimibili perché privati: la sostanza stessa della nostra intelligenza e sensibilità e il Sacro Graal di ogni scrittore, perché la loro comprensione dura quanto una scintilla e poi sparisce, fragile e delicatissima come una pianta tropicale del pensiero, e sempre lascia il morso del rimpianto di aver perduto qualcosa d’importante. Ogni volta rimanevo a fissare il vuoto e a battere le palpebre, smarrito, perché ci sono voluti anni ma alla fine ho capito che la ricchezza interiore inespressa vale poco, poco più di nulla, e tutto quello che non si riesce a dire e a scrivere e a vivere è perduto – polvere.” (pp. 41-42) Continua a leggere