Mal francese

Sono sempre stato un po’ misogallo, ma oggi lo sono ancor di più, vedendo cosa stanno combinando quelli di Hollande con le Disposizioni che mirano a rendere coerente il vocabolario del codice civile, qui nel post di Stefano Montefiori Mamma e papà? No, genitore 1 e 2 . Per nulla stupito, perché l’eventuale norma che sostituisce i vocaboli padre e madre con genitore 1 e genitore 2 rientra perfettamente nel processo di generalizzata indifferenziazione che ha investito l’Occidente. Una dopo l’altra, le differenze essenziali sulle quali si costituisce l’umano vanno cadendo. E il polo maschile e quello femminile nella coppia dei genitori (che sono coloro che generano) sono due pilastri che fondano la prima costitutiva differenza in cui si imbatte il bambino. Sperimentare questa differenza è un diritto assoluto del bambino. Continua a leggere

Sfasciare la scuola

Giorgio Israel pronuncia qui sulle parole del ministro Profumo un giudizio che condivido in pieno. Profumo non può tuttavia sfasciare la scuola italiana: è già in pezzi da tempo.

Femmine imbelli

La classe insegnante italiana è nelle tenebre di una caverna, oppressa e misconosciuta. Ma gli Israeliti schiavi dei Babilonesi hanno il loro profeta, gli insegnanti no. E per loro non c’è assolutamente alcuna speranza. La legge di Stabilità dà un ultimo colpo ad un cadavere.
Durante la mia carriera scolastica ho avuto innumerevoli prove della debolezza costituzionale della classe docente, sempre più femminilizzata, sempre meno cosciente dei propri diritti, sempre assolutamente incapace di lotta. Sicché tutte queste belle letterine di donne docenti a Profumo e ad altri sordi, anche quando proclamano verità in cui io stesso credo, null’altro mi paiono che vani “lamenti di femmmine imbelli”.

Disse Keynes

In un articolo di Fabrizio Galimberti su Il Sole 24 Ore di domenica 14 leggo una bella citazione di Keynes. «Le idee degli economisti e dei filosofi della politica, sia quando son giuste che quando son sbagliate, sono più potenti di quanto si creda. In verità, son loro che governano il mondo. Gli uomini di azione, che si credono esenti da ogni influenza intellettuale, son di solito schiavi di qualche economista defunto. Pazzi al potere, che odono voci nell’aria, distillano le loro frenesie da scribacchini accademici di qualche anno fa…». Ora, Keynes stesso non è uno scribacchino, ma è morto.

Neuro-mania

Neuro-mania. Il cervello non spiega chi siamo

Neuro-mania di Paolo Legrenzi e Carlo Umiltà (il Mulino 2009) è un libretto interessante essenzialmente per questo: perché gli autori, uno psicologo cognitivo e un neuropsicologo, pur muovendosi totalmente entro una visione olistica del rapporto mente-cervello, tuttavia mettono in guardia il lettore da alcune delle tendenze dominanti nell’epoca del trionfo delle neuroscienze. Anzitutto difendendo le ragioni della complessità dei fenomeni cerebrali e mentali, che malissimo si prestano a quel tipo di riduzionismo che ritiene possibile modellare tutte le scienze sulla fisica e su “quel miscuglio di fisica e biologia che oggi ci spiega il corpo umano e la sua storia naturale” (p. 56). L’aura che diffonde attorno a sé il prefisso neuro- non ha in sé molto di scientifico, ma a sua volta può dar luogo ad interessanti considerazioni psicologiche e antropologiche.
Per quel che mi riguarda, soprattutto nerl campo dell’autismo trovo devastante la tendenza, a volte quasi patologica, alla spiegazione monocausale. Una divulgazione della scienza che la rende semplice e adatta alla mente della massa favorisce l’idea della

(…) possibilità di una spiegazione semplice, diretta, apparentemente scientifica, di fenomeni complessi. Una volta propagandata la scoperta di una connessione biunivoca tra uno stato mentale e un’attivazione del cervello sembra che il fenomeno sia stato svelato e il problema risolto. Le spiegazioni monocausali, dove un effetto è dovuto a una sola causa, sono infatti quelle più efficaci e «credibili» (p. 81). L’isteria di massa sulla presunta connessione causale tra vaccinazioni ed autismo è una delle manifestazioni più evidenti di questa tendenza.

Una lettera a Profumo

Un’insegnante scrive una lettera al ministro Profumo, la cui insolenza è pari alla sua evidente (e voluta) ignoranza di cosa sia e debba essere una vera scuola. Comincia così: «Egregio Signor Ministro,
ho letto come tutti la sua proposta di aumentare dall’anno prossimo a noi professori l’orario a 24 ore di docenza in classe. Gratis, naturalmente, nel senso che queste ore in più non saranno seguite da alcun aumento di stipendio. Ce lo chiede l’Europa, dice lei, per adeguarci agli standard degli altri paesi comunitari. E sarà vero, se Lei lo dice. Ma, da docente, non capisco perché, a questo punto, anche il mio stipendio non si dovrebbe adeguare a quello dei colleghi stranieri, che è notevolmente più alto.
Ma anche lasciando stare i soldi, Egregio Signor Ministro, a farmi star male è proprio tutto il tono delle interviste da Lei rilasciate sull’argomento, a cominciare da quel “Con gli insegnanti ci vuole il bastone e la carota” citato nell’incipit. A casa mia il bastone e la carota sono cose che si usano con gli asini. Se Lei per primo, signor Ministro, ha una così alta considerazione della nostra categoria da considerare gli insegnanti equiparabili ai somari, cominciamo bene.» Il resto qui.

Il Collasso

Penso al destino della classe medio-bassa, alla quale appartengo. Una classe che è stata fondamentale per la definizione delle democrazie occidentali negli ultimi 50 anni, essendo una colonna dell’economia per la sua capacità di consumo. Il modello occidentale col suo welfare richiede una base di consumatori ampia. Questa base si sta contraendo spaventosamente, e nessuno dei provvedimenti del Governo Monti sembra voler ostacolare questa contrazione, al contrario sembra che ci sia il proposito di favorirla. Poiché la vasta circolazione dei beni materiali e immateriali è stata la risposta vincente al problema della gestione del risentimento sociale, è evidente come una forte contrazione del flusso genererà inevitabilmente un accumulo del potenziale di violenza. L’implosione della classe media è destinata a far collassare l’intero sistema. C’è bisogno di un pensiero nuovo.

Margini e paraggi

Margini e paraggi. La filosofia dell'ultimo Novecento

Margini e paraggi, di Marco Baldino (Aracne 2012), è un denso libro di  128 pagine in cui i nodi fondamentali del pensiero occidentale dell’ultimo secolo vengono al pettine. Attraverso una serie di brevi capitoli sfilano Heidegger, Deleuze, Quinzio, Cacciari, Foucault, Agamben, Nancy, Negri, Althusser, Derrida, Kojève, Lévinas, Baudrillard, Lacoue-Labarthe: un po’ d’Italia e tantissima Francia, Baldino pensa essenzialmente in francese. Mi colpisce la presenza di Quinzio, che appare eterogeneo al massimo grado in un testo-contesto in cui il problema di fondo è la legittimazione della filosofia, ovvero quello della distinzione fondamentale tra il filosofico e il non filosofico, quello di una differenza che si è poi anche miseramente tradotta in quella tra chi può fregiarsi del titolo accademico di filosofo-studioso di filosofia e chi fuori dall’accademia non può. Ma lo stupore rientra subito: perché la differenza e il sacro stanno insieme, e Quinzio è un pensatore nella fine del sacro, o meglio nella sua eclissi. La filosofia professionale essendo ormai una vuota forma, Baldino percorre spezzoni del crinale pericolosissimo oltre il quale si apre l’abisso dell’indifferenziazione, col suo correlato: la illegittimità di ogni potere, di ogni istituzione, e di ogni discorso. Si tratta di un testo tragico, che apre lo sguardo sul nucleo della tragedia contemporanea, ove rilucono passi come questo che riguarda Baudrillard: «È dalla dialettica del singolare e dell’universale che nasce il terrore, nel momento esatto in cui un singolo (ad esempio Bin Laden) si alza e dice: eccomi autorizzato a ritenere che tutta l’umanità sia subornata dai falsi valori della democrazia, del mercato e del liberalismo… Tagliamo la testa all’America. Ebbene, chi autorizza Bin Laden? Questa è la forma del problema postmoderno che Baudrillard non ha saputo affrontare e, forse, nemmeno cogliere.» (p. 114) Non c’è dubbio che questo problema post-moderno visto dallo Jemen si presenti con altri colori, tuttavia per noi occidentali oggi questo è il problema: chi è legittimato e perché a porre la differenza e a generare la legittimità.

Marzo 1945

Dovunque si levano alti i lamenti degli intellettuali apocalittici. Il pensiero critico, anche quello negativo, non li sopporta, perché essi aprono la strada alle dure risposte del Potere, cui sono in realtà totalmente subalterni, tanto quanto la musica rock o l’arte tragressiva. Documenti come quest’ultimo filmato nazista, girato 2 mesi prima del crollo, non evocano solo fantasmi, ma mostrano il buco nero da cui siamo usciti, forse provvisoriamente. Un forse non amato dagli apocalittici  e da ogni persuaso.