Berlusconi e li ministri sui

Non è di poca importanzia a uno principe la elezione de’ ministri: li quali sono buoni o no, secondo la prudenzia del principe. E la prima coniettura che si fa del cervello d’uno signore, è vedere li uomini che lui ha d’intorno; e quando sono sufficienti e fedeli, sempre si può reputarlo savio, perché ha saputo conoscerli sufficienti e mantenerli fideli. Ma, quando sieno altrimenti, sempre si può fare non buono iudizio di lui; perché el primo errore che fa, lo fa in questa elezione. Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 27

Rinuncia. Rinunciare ai beni materiali; ma alcuni di essi non sono forse la condizione per certi beni dello spirito? Si è forse in grado di pensare nello stesso modo quando si ha fame, si è sfiniti, si è umiliati e senza considerazione? Dunque, bisogna rinunciare anche a questi beni dello spirito. Che cosa resta quando si è rinunciato a tutto ciò che dipende dall’esterno? Forse niente? Allora si è veramente rinunciato a se stessi. (I, 364) Continua a leggere

Rileggo Simone Weil 26

L’uomo, interiormente, non è reale se non come rapporto tra il passato e il futuro. Chi lo priva dell’uno o dell’altro (o di ambedue) gli fa il più grave torto possibile. Abolire interamente ciò che io sono stato. Sradicamento, declassamento, schiavitù. Quanto al futuro, condanna a morte. (E tuttavia la possibilità dell’uno e dell’altro è un bene). – Uccidere secoli passati con l’abolizione di una città, ancora più atroce.
La possibilità del male è un bene.
Possibilità, nozione insondabile. (I, 353) Continua a leggere

Gelminodia 2

Da noi Italici non si pretende coerenza da chi ci governa. O meglio, la si pretende dagli avversari politici, ma mai da se stessi o dalla propria parte. Così i principali difensori dei Valori della Famiglia (Fini, Berlusconi, Casini) hanno una storia familiare assai discutibile secondo i loro stessi princìpi. Così un ministro dell’Istruzione come la Gelmini, può invocare il ritorno alla meritocrazia e deprecare lo stato miserevole della scuola del Sud pur essendo divenuta avvocato con l’espediente dell’esame in trasferta a Reggio Calabria, dove passavano tutti. Continua a leggere

Scacchi

La vita è una partita a scacchi, come diceva il nonno. Il risultato finale dipende dalle singole mosse, e ogni mossa è condizionata dalle precedenti, e determina quelle che seguiranno. Ci sono periodi, occasioni, in cui si ha coscienza di forgiare il proprio futuro, ma la vita, abitualmente, è spesa semplicemente a vivere – senza porsi problemi, senza domandarsi se le scelte di oggi influiranno, e in quale misura, su quelle di domani. Continua a leggere

Violenze domenicali

Del significato antropologico delle violenze degli ultras del calcio ho scritto qui . Ciò che è avvenuto domenica tra Napoli e Roma fa risaltare una situazione perversa, in cui sono messe in discussione legalità, sicurezza dei cittadini e controllo dello Stato sul territorio. Quello che si vede è qualcosa di infinitamente più grave di tutta l’immigrazione clandestina, con annessi e connessi. Continua a leggere

Poesia della domenica

Uccelli

Ogni becco d’uccello può colpire.
Può uccidere il gentile pettirosso
e il passero che alleva la sua prole.
L’insetto si contorce nel dolore. Continua a leggere

Sulla razza

“Le razze umane non esistono, esiste solo la razza umana”. Una frase che si sente ripetere infinite volte, e che rappresenta forse il massimo del politicamente corretto. Rappresenta anche l’assoluta incapacità di accettare il diverso se non mediante la sua riduzione al medesimo. Così oggi non si può affermare che i neri riescono meglio nella pallacanestro e nella corsa, e peggio nel nuoto, a motivo della loro costituzione fisica. Bisogna dunque pensare che un pigmeo nel basket abbia le stesse possibilità di un watusso (tanto per restare tra i neri). Ogni affermazione che evochi la razza viene vista come razzista. E in giro si vede una spaventosa confusione tra i concetti di razza, di tipo umano, di specie, di cultura. Continua a leggere

Gelminodia

“Tornano i voti”. “Torna il voto in condotta”. “Torna il maestro unico”. Per un conservatore-reazionario come me questi strilli dei giornali e delle televisioni dovrebbero essere dolce musica, ma non è così. E’ musica, ma nel senso di una musica sgangherata, un abominevole rap che ben conosco. L’unico filo rosso che unisce i continui cambiamenti (reali o immaginari) che la classe politica ha inflitto alla scuola negli ultimi vent’anni è il criterio del risparmio. Certamente oggi si pensa che maestro unico significhi meno maestri, meno materie significhi meno insegnanti, e così via. L’unico risparmio che sanno immaginare. I provvedimenti dei Governi piovono sulla scuola senza che essa abbia alcuna parte nel gioco. Continua a leggere