Quella sera dorata

CaPer essere leggero, certo è leggero il romanzo di Peter Cameron Quella sera dorata (che in inglese si intitola The City of Your Final Destination, 2002, trad. it. di A. Rossatti, Adelphi 2009 – e qui come al solito protesto contro i criminali cambiamenti di titolo che operano gli editori italiani). Una piacevole lettura, da cui è stato tratto da Ivory uno dei suoi film patinati. Sembra già pensato per il cinema, in verità, e per un pubblico di benpensanti progressisti globali. Infatti vi è una coppia gay, piena di buoni sentimenti, il membro anziano della quale è il personaggio più interessante e profondo (si fa per dire) del libro. Ci sono donne con problemi, ma emancipate e attive. C’è un protagonista maschile eterosessuale (qui bisogna specificarlo) incerto su tutto e afflitto da un indubbio problema di autocomprensione, evidentemente bisognoso di una compagna-madre. Il romanzo sembra rigorosamente impegnato a mettere in campo solo personaggi che possano piacere all’ambiente progressista globale, che gradisce anche storie non particolarmente impegnative ma di scrittura raffinata. Più che azione qui vi è conversazione, il che rende quello di Cameron un romanzo da salotto. Le vedo bene le signore della New York liberal parlare con le loro amiche e i loro amici gay delle vicende di quel pirla di Omar Razaghi (che, per piacere a quel pubblico, oltre ad essere un eterosessuale imbranato, deve anche essere un immigrato da un Paese islamico divenuto totalmente agnostico). OK, va bene così.

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