Maria Bergamas

di Enrico Delfini

Maria Bergamas. Un nome oggi del tutto sconosciuto. Eppure sul finire del 1921 occupò per giorni le pagine di giornali e riviste, in un’Italia ancora scossa dalla prima guerra mondiale.

Anche se nei decenni successivi, non ci furono nuove occasioni di tornare sotto le luci della ribalta, questo nome si impresse in maniera durevole nella mente e nella memoria di chi, all’epoca, aveva anche solo 4 o 5 anni. Ne ebbi la prova, sarà stato il 1995, citando il nome di Maria B. ai miei genitori, che nel ’21 avevano più o meno 5 anni. Essi ricordarono subito chi era stata Maria Bergamas, e il ricordo suscitò un sospiro, e una lacrima.

Prima di svelare il mistero, qualche considerazione sul problema del “ricordo storico”.

E’ abitudine distinguere, nella storiografia, gli avvenimenti della grande Storia (con la “S” maiuscola), dagli accadimenti minuti della vita quotidiana.

Di ciò che riguarda trattati di pace, dichiarazioni di guerra, grandi scoperte, epidemie, alleanze politiche, è tutto sommato naturale che esistano documenti e vestigia che sfidano il tempo. Dopo secoli e millenni, non rischiano l’oblio le storie dei faraoni e dei babilonesi; gli archivi storici, un po’ ovunque nel mondo, conservano papiri, codici, incunaboli…una sterminata documentazione .

Per quel che riguarda la memoria degli avvenimenti minori, la ricerca è un po’ più difficile; e la mole dei documenti di gran lunga più scarsa. Specialmente se vogliamo indagare su periodi anteriori a 150-200 anni fa.

Con l’avvento dei giornali, della fotografia, dei fonografi, con la diffusa crescente alfabetizzazione; e poi con il cinematografo, la TV, fino ad internet, con Google, wikipedia e Facebook, è divenuto sempre più facile reperire tracce del passato. Addirittura c’è chi si lamenta di questo stato di cose, temendo un mondo in cui nulla va perso o dimenticato; in cui anche dopo decenni è possibile ripescare tracce di qualsiasi frase o immagine sia stata archiviata; o anche solo detta o mostrata , senza alcuna volontà di preservarla per i posteri.

Ma anche oggi, al tempo di Google e di Facebook, ci sono cose destinate a venire dimenticate.  Questi  ricordi destinati a non essere trasmessi ai posteri, possono essere classificati in due categorie:  la storia minuta “familiare”, e l’insieme delle emozioni personali.

Riguardo alla storia di famiglia, propongo un piccolo test: ricordate il cognome da nubile delle vostre quattro bisnonne? E quel  servizio di posate antico, sapete con precisione la sua provenienza? E (per chi ha meno di 40 anni): sapreste dire quando la vostra famiglia ha acquistato il primo televisore? o il primo frigorifero? o la lavatrice? Si tratta di notizie di oggettiva scarsa, scarsissima importanza; ma ciò che mi preme notare è quanto rapidamente vadano perdute, e come diventi di fatto pressochè impossibile recuperarle, anche solo se si tratta di indagare su avvenimenti di un paio di generazioni  prima della nostra.

Tornando al nostro quarantenne, per soddisfare la sua curiosità può certo  chiedere ai suoi genitori la data della prima lavatrice; ma deve farlo adesso, perché tra pochi decenni sarebbe troppo tardi. E, comunque, è molto difficile che questa data “storico-familiare” sia destinata ad essere trasmessa a chi oggi è un bambino. E’ un dato destinato ad essere perduto per sempre.

Per  la perdita di questo tipo di “memorie” , nessuno può seriamente essere preoccupato.

Più grave, a mio parere, è che vadano perdute le emozioni, i sentimenti di chi agli avvenimenti storici ha preso parte, o di cui è stato, a vario titolo, testimone. O forse non è grave nemmeno questa perdita; ma di certo è triste.

D’altronde, è naturale che i ricordi e le emozioni personali vadano perduti con la morte dei testimoni. Per contenere i danni di questa estinzione, sono stati attivati progetti di raccolta e di archiviazione delle storie vissute. Steven Spielberg, il grande regista, ha raccolto una enorme documentazione filmando i racconti di decine di migliaia di reduci dai lager nazisti; una categoria di persone destinata a scomparire entro pochi anni.

Ma per gli avvenimenti anche di poco precedenti, oramai è troppo tardi.

Ed eccoci di nuovo al 1921 e a Maria Bergamas.

Oltre un milioni di uomini, tra morti e dispersi, per un paese come l’Italia, erano una cifra enorme. Non c’era un paese, o una frazione; non c’era una strada, forse nemmeno un condominio, che non avesse versato il suo tributo di sangue. E non c’era famiglia che non versasse lacrime.

Per mitigare, e per dare un senso, a tanto dolore, in Italia come in altri paesi europei, fu “inventata” la figura del Milite Ignoto. Un simbolo, con la sua liturgia, che potesse catalizzare e cristallizzare il dolore di centinaia di migliaia di madri, di mogli, di fidanzate…

Ad Aquileia furono raccolte undici bare, identiche, provenienti dai vari fronti di combattimento, con le spoglie di undici caduti non identificati. Maria Bergamas era la madre di un giovane volontario, caduto nel 1915, ma mai identificato. Fu lei, accasciandosi in lacrime su una delle bare, a scegliere quella che sarebbe stata tumulata all’Altare della Patria, in Roma.

Un lungo treno speciale trasportò la bara verso la capitale, procedendo lentissimamente, per raccogliere il saluto di una moltitudine sterminata a Mestre, a Padova, a Bologna, a Firenze…

Al passaggio del treno, avevano assistito, con milioni di italiani, anche mio babbo e mia mamma, allora appena bambini.

Quanto forte sia stata l’emozione di assistere al passaggio di quel treno, lo dimostra il fatto che, a distanza di settanta anni o forse più, il nome della “mamma del Milite Ignoto”  era ancora vivo nella mente dei miei genitori.

Gli aspetti storici della vicenda, sono reperibili in rete con poca fatica, insieme ad una storica copertina di Achille Beltrame per la Domenica del Corriere.

http://it.wikipedia.org/wiki/Milite_Ignoto

http://www.emerotecaitaliana.it/periodici/periodici-1678.view?year=1921&testata_id=274&type=periodico&

http://it.wikipedia.org/wiki/Milite_Ignoto

Quello che è andato inesorabilmente perduto è l’impatto emotivo che percorse l’Italia come un brivido, la sensazione di sacralità, la identificazione di milioni di mamme, vedove, e orfani, nella figura, popolana e solenne, di M.B.

Tutto ciò avvenne, è bene ricordarlo, in una Italia ampiamente analfabeta, senza internet, senza televisione, senza radio.

Quello che noi oggi sentiamo e proviamo ogni volta che assistiamo a qualche cerimonia all’Altare della Patria, con la deposizione rituale della rituale corona d’allora sulla tomba del Milite Ignoto, è nella migliore delle ipotesi un senso di rispetto e di consapevolezza storica. Non sarà mai simile a quello che sentivano e provavano i nostri padri e i nostri nonni.

Se non è possibile ricreare tali sentimenti, sarebbe già buona cosa vigilare sul comportamento delle scolaresche che, a decine, ogni settimana, visitano a Roma il Vittoriano.

Maria Bergamas riposa tra i cipressi deitro l’abside della basilica paleocristiana di Aquileia; circondata dalle tombe dei dieci caduti sconosciuti, che avrebbero potuto diventare il M.I.

 

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