Una piccola chiesetta sorge sulla sponda dello Storga, un fiume di risorgiva che nasce già adulto pochi metri più in là, e sfocia nel Sile a Treviso. E’ un fiume di periferia, che dà il nome ad un parco. Un luogo strano ed estraneo alle porte della città. Di qui, in mezzora a piedi sei in Piazza dei Signori, nel centro di Treviso. Una città con un territorio comunale ristretto, ultra-urbanizzato, dove tutti gli spazi verdi e i campi coltivati che fino a pochi anni fa davano respiro alla periferia sono stati sostituiti da case e capannoni, da edifici di ogni tipo, da supermercati e centri commerciali e direzionali. La mia casa si trova a qualche metro dal punto in cui s’arrestano le condotte del gas e dell’acqua. Tra la città e la non-città.

Qui ci sono elementi di natura, residui dei tempi andati, come le acque che sgorgano pure. Gli alberi delle rive seguono il loro destino.
Nell’inverno il colore smorto della vegetazione aerea fa risaltare il verde smagliante delle erbe d’acqua.
L’occhio cacciatore segue facilmente coppie di germani in placida navigazione sottoriva.
E gli basta un piccolo movimento sulla superficie dell’acqua, un’increspatura, una bolla, un guizzo nel chiaroscuro del fondale per cogliere la presenza di una trota fario dalla livrea splendente che non si manifesta se non per un attimo, e subito torna ombra inafferrabile.
A pochi passi da qui sorgeva il manicomio di Sant’Artemio. La Provincia di Treviso vi ha appena costruito la sua nuova, colossale sede. Milioni di Euro. La Lega crede, si sa, nelle province.





di più…voglio vedere di più…
oltre la trota, oltre il punto morto.
nel senso che preferisco quando scrivi le tue considerazioni sugli animaletti che incontri durante il tragitto…quando li osservi da vicino.
(chissà quante zanzare in questa zona:-)
ciao