Senza luci

Ci sono realtà minime, che però inquietano. Sono realtà che forse, opportunamente interrogate, possono rivelare qualcosa. Per esempio sul nostro livello di educazione civile. Una di queste realtà la vivo ogni giorno, soprattutto quando sono al volante di sera, lungo le strade della città simbolo del nordest italiano, Treviso. A Treviso circolano moltissime biciclette, ad ogni ora del giorno. Come è noto, la bicicletta è un veicolo normato dal Codice della Strada e il cui conducente dovrebbe rispettare la legge. Dovrebbe, ma in assoluto è il  veicolo che la rispetta di meno.

Qui a Treviso i ciclisti viaggiano tranquillamente al contrario nei sensi unici, attraversano le strisce pedonali ad alta velocità, e insomma si comportano a volte come pedoni e a volte come automobilisti, ma sempre in modo avventuroso, per così dire. Ma non gli passa per la testa nemmeno per un attimo che ci siano delle norme da rispettare, e che a volte sarebbe anche prudente farlo. Una di queste norme riguarda le luci: la bicicletta deve avere un faro anteriore ed una luce di posizione posteriore accesi quando fa buio. Ma a Treviso almeno l’ottanta per cento delle biciclette viaggia al buio con le luci spente. Capita questo: quando la lampadina cessa di funzionare, non viene mai sostituita. Sembra che il ciclista trevigiano pensi che essere visibile nell’oscurità per un ciclista sia un fatto irrilevante. Così, tanto per fare un esempio, l’altra sera tornando a casa ho contato le biciclette che superavo lungo un breve tratto: 23. Di queste, 20 avevano entrambe le luci  spente, 1 aveva in funzione solo quella posteriore, 2 erano in regola. Temo fortemente che questa media  di rispetto della legge non valga solo per le biciclette.

Un pensiero su “Senza luci

  1. …in effetti i rari incidenti automobilistici che ho rischiato sono legati a ciclisti incoscenti, come vecchiette traballanti con le buste della spesa e irresponsabili ragazzini dai sorpassi azzardati…

    La bicicletta è un mezzo ecologico e virtuoso, ma non sarebbe da escludere l’idea di un patentino o di una sanzionabilità del ciclista! (e un altro capitolo si potrebbe aprire sull’arrogante pedone del centro storico)

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