Giudeocentrismo 5

(Eric Gans)

In contrasto con la priorità ebraica, l’Islam deriva la sua forza dalla mobilitazione del venire per ultimi, il risentimento degli esclusi, al fine di proclamare l’adorazione del Dio universale come un diritto apriori. A differenza del Cristianesimo, l’Islam nega qualsiasi debito nei confronti della contingenza storica del Giudaismo. Gli Ebrei non svolgono alcun ruolo fondamentale nella teologia islamica, ove vengono considerati un “popolo del libro” dominato, accettabile solo in qualità di dhimmi. Mentre trae la maggior parte dei suoi contenuti dalla tradizione giudeo-cristiana, l’Islam afferma la priorità ontologica del Corano “increato” rispetto alla Bibbia, che esso audacemente interpreta come una parafrasi inadeguata dell’originale arabico. Più che un superamento, questa è una relazione di negazione. Che la negazione sia meno ossessiva della rivalità è il grano di verità nella storia familiare che oppone la tolleranza musulmana verso gli Ebrei alla loro persecuzione da parte dei Cristiani.

Tutto questo cambia, tuttavia, con l’insediamento ebraico in Palestina. L’Islam non può ignorare la pretesa ebraica di priorità quando gli Ebrei non soltanto occupano una terra che era fonte di identità nella cultura tradizionale degli Arabi locali, ma la usano per dimostrare la loro superiorità sui loro vicini islamici nell’amministrare una moderna economia. Gli Ebrei di Israele sollevano risentimento non tanto per la loro priorità religiosa quanto per l’aver creato un bastione di modernità economica e militare nel cuore del mondo islamico, dove la religione dell’esser ultimi presenta un chiaro ostacolo alla costruzione di una società industriale avanzata.

Dai suoi esordi l’ostilità araba ad Israele ha preso a prestito la sua ideologia antisemita dall’Occidente, in particolare mediante la forte connessione del gran muftì Al Husseini al nazismo. L’antisemitismo islamico riprende temi e testi europei (Mein Kampf, I Protocolli…), rinarra leggende medievali (i sacrifici umani), accusa Israele di genocidio, denuncia il controllo degli Stati Uniti da parte della “lobby ebraica”, citando i passi antigiudaici del Corano e invocando l’eliminazione/sterminio degli Ebrei. La sua incoerenza è un segno della sua funzione sincretistica di alimentare l’energia dei risentimenti locali entro un anti-ebraismo globalizzato. L’antisemitismo musulmano è consonante con la varietà occidentale, che in larga parte è ritornata al suo locus politico originario nella sinistra anti-mercato. Insieme essi perseguono l’eradicazione di Israele o il suo assorbimento in una “Isratina” dominata dalla popolazione araba locale.

L’antisemitismo è il residuo storico della scoperta ebraica del Dio Unico. Sebbene esso non possa essere  semplicemente abolito più di quanto lo possa il risentimento generato dal mercato, lo stigma della priorità è più debole quando le sue conquiste sono più ampiamente condivise, sia su di un livello sociale che personale. Rispetto alla nazionalità geografica, il mondo nel suo insieme e il Medio Oriente in particolare sarebbero molto più pacifici e produttivi se ciascuna delle nazioni che lo costituiscono vedessero il territorio come una base locale per operazioni nel mercato economico e culturale globale anziché come una fonte di identità ritualmente consacrata. Rispetto a ciò, come in tutti gli affari umani, l’imperativo etico primario è quello di convertire le occasioni di risentimento in strumenti d’amore. Sfortunatamente, non esiste alcuna formula semplice per effettuare questa conversione in un caso dato. Intanto dobbiamo cessare di pensare che l’antisemitismo occidentale sia terminato con l’Olocausto. C’è stata una pausa momentanea.

Un pensiero su “Giudeocentrismo 5

  1. La religione svela, in varie forme, il nucleo fondante di una cultura e della societa’.
    Nello specifico,la diaspora del popolo ebraico, voluta da Dio al fine del compimento del Suo disegno storico e teleologico, viene negata, quasi come una bestemmia, dal Sionismo che prevede un ritorno del popolo ebraico alla “terra promessa”.

    Non il mercato portera’ Israele e gli arabi a trovare una soluzione alla triste situazione di questi due popoli ( il mercato comunque permea nel midollo la cultura giudaico-cristiana, mentre e’ “altro”, rispetto alla cultura dell’Islam) ma la demografia.

    E questo, purtroppo, avverra’ con ulteriori spargimenti di sangue.

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