Giudeocentrismo 4

(Eric Gans)

La connessione tra Ebrei e denaro ha radici storiche nell’esclusione degli Ebrei dall’economia agraria largamente non monetaria, aperta solo a coloro che possedevano fondi agrari e/o partecipavano alla vita religiosa cristiana. Le società europee del diciannovesimo secolo emanciparono gli Ebrei, consentendo loro di partecipare all’economia di mercato su un piede di quasi parità coi Cristiani.

Così come fra i fedeli non ci sono eletti, allo stesso modo non dovrebbero esservi eletti nello spazio del mercato, estensione dell’onnicentrismo cristiano allo scambio economico. Ma poiché il mercato fa a meno del centro rituale visibile delle economie premoderne, l’opacità dei suoi risultati genera inevitabilmente il sospetto che esso sia segretamente manipolato da un gruppo centrale. Gli Ebrei sono accusati di esercitare nel libero mercato una priorità omologa alla loro priorità nella sfera religiosa. Laddove per il cristiano medievale l’abiezione dell’Ebreo Errante dava una prova consolante del ripudio dell’elezione ebraica da parte di Dio, il moderno antisemita prova risentimento nei confronti degli Ebrei per il loro successo, del quale sarebbero immeritevoli. Il venir meno dell’argomento teologico del superamento fa sì che la priorità ebraica appaia sempre più chiaramente una realtà antropologica. Di qui l’incremento nella rilevanza e virulenza dell’antisemitismo nella società di mercato secolare, che le conferisce il suo nome “razziale”, trasformando una differenza culturale in uno stigma biologico.

(4 – continua)

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