Is Nature Enough? 3

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La visione del mondo che possiamo definire naturalismo, e che è uno degli sviluppi del materialismo, si fonda su alcuni princìpi, o assunti di base. Haught li elenca in sette punti. Gli ultimi due sono propri di quella varietà del naturalismo che si può chiamare naturalismo scientifico. Eccoli (p. 9):

1. Al di fuori della natura, che include gli umani e le loro creazioni culturali, non esiste nulla.

2. Ne consegue che la natura è auto-originantesi.

3. Dato che non vi è nulla oltre la natura, non vi può essere alcuna intenzione superiore o fine trascendente che possa dare alcun significato durevole all’universo.

4. Non esiste alcuna realtà come l'”anima”, e nessuna prospettiva ragionevole di sopravvivenza umana cosciente oltre la morte.

5. La nascita della vita e della mente nell’evoluzione è stata accidentale e non intenzionale.

6. Ogni evento naturale è il prodotto di altri eventi naturali. Dal momento che non si dà alcuna causa divina, tutte le cause devono essere cause puramente naturali, accessibili ad una spiegazione scientifica in linea di principio.

7. Tutte le caratteristiche degli esseri viventi, compresi gli umani, possono essere spiegate totalmente in termini evoluzionistici, e specificatamente darwiniani. Per questo si può parlare di questa credenza come “naturalismo evoluzionista”.

2 pensieri su “Is Nature Enough? 3

  1. Mi piacerebbe sapere se l’articolazione che segue ti appare scientista:

    1) Sopra ciò che possa “esistere” al di fuori della natura, degli uomini e delle loro creazioni culturali, gli uomini stessi costruiscono ipotesi talvolta suggestive ma poco “costringenti”. Probabilmente la questione ne travalica le capacità.

    2) L’origine di quel Tutto nel quale ci scopriamo immersi, è un mistero spettacoloso che fornisce – quando pienamente concepito – profondi brividi di emozione estetica. Concepire l’idea di un autore, ed immaginarne una “psicologia”, necessariamente sulla base della nostra, appare come un’operazione forse quasi indispensabile, ma anche temeraria ed illusoria.

    3) Il significato dell’universo è il mistero che sussume tutti gli altri.

    4) Non sembrano esserci evidenze in grado di supportare le comprensibili speranze in un’anima immortale. L’ipotesi stessa aggiunge al quadro complessivo un elemento di stramberia romanzesca, che richiede di essere diluito e nascosto attraverso cattedrali di complessità, dove il pensiero critico si possa utilmente perdere in un caleidoscopio di immagini emotivamente connotate.

    5) Forse vita e mente sono implicite nelle capacità evolutive della configurazione di materia/energia (e spazio/tempo) che costituisce l’universo “conosciuto”. O forse il loro venire all’esistenza richiedeva anche la fortunata combinazione di eventi improbabili. Le nostre conoscenze appaiono ancora lontane da simili valutazioni. Tuttavia, immaginare un’intenzione fisiognomicamente proiettata appare come un’operazione piuttosto arbitraria, per quanto facilmente motivabile.

    6) L’opposizione causa naturale/causa divina non appare ben fondata. Dio potrebbe compiacersi di non intervenire, oppure Dio potrebbe includere la Natura. Chi potrebbe dirlo? Neppure potremmo dire di comprendere davvero “il senso” di simili distinzioni. A quanto ne sappiamo sono soltanto immagini poetiche dalla forte connotazione emotiva: non metteremo mai ordine fra queste cose.

    7) La spiegazione darwiniana è semplicemente la migliore che abbiamo fino a questo momento. Ha spiegato vari casi verificabili e ne spiega moltissimi altri “in linea di principio”, per lo meno con eleganza superiore alle ipotesi concorrenti.

    Ciao

  2. Nella sostanza la tua articolazione mi pare basata su una fede scientistica. Ti dirò solo questo: una metafisica rigorosa non è una estetica. E mi soffermerò solo sul primo tuo punto. Non mi interessano le “creazioni” fantasiose degli umani su ciò che esisterebbe oltre la natura. Affermo però anch’io, come Haught, che la certezza (non l’ipotesi) che esista solo la natura è un atto di fede intellettuale. A corollario: anche tu non puoi prescindere da una idea di verità, ma se la pensi darwinisticamente come un qualcosa di adattivo non avrai mai la sicurezza che la menzogna o l’illusione non siano più adattive ancora (cosa che in realtà aveva già pensato Leopardi).

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