Amare con distacco. Sopportare il pensiero che coloro che amiamo, a cui si pensa con amore, sono mortali, forse sono morti nell’istante stesso in cui si pensa a loro. E’ un dolore. Non cercare consolazione a questo dolore; ma sopportarlo. Si sopporta questo pensiero tanto meglio quanto più si ama. Non pensare mai ad un essere umano, se non lo si ha accanto, senza pensare che forse è morto. (II, 139)
In questo passo ritrovo me stesso, la mia esperienza fondamentale, e una delle mie più radicate convinzioni. Questo pensiero è veramente un pensiero contro lo spirito del nostro tempo. Poiché lo spirito del nostro tempo ha orrore della coscienza della mortalità, e la morte viene mascherata in mille modi. L’oblio della mortalità è l’altra faccia dell’autodivinizzazione. E l’elemento per me più interessante è che questa autodivinizzazione, che si nutre delle fantasie promosse dal circuito immaginario-mediatico-industriale, procede pari pari con la distruzione della differenza tra il naturale e l’umano. Ovvero nello stesso tempo in cui lo scientismo occidentale promuove la visione di un umano come mera escrescenza dei processi evolutivi ciechi, la società che genera quello stesso scientismo si pasce di miti di eterna giovinezza, rifiuta la naturalità del decadimento fisico, rivendica il diritto all’eros degli ottantenni, nega la vecchiaia anche nel vocabolario. Non pronuncia la parola morte e ne allontana l’immagine. Non fa vedere mai la macellazione degli animali che avviene su scala industriale. La morte è confinata nella fiction, che funge da luogo di mediazione delle realtà profonde e dei terrori ancestrali.
Ma pensare costantemente alla morte dei propri cari è un rimedio contro il senso di colpa, che subentra spesso nel momento della loro morte reale, quando ci si accorge che li si pensava immortali, e proprio per questo si rimandavano all’infinito la giustizia nei rapporti interpersonali, la comprensione autentica, il perdono e l’accettazione. Unico rimedio alla fragilità umana non è l’illusione della non mortalità, bensì il pensiero della morte forse già avvenuta di chi è lontano dal nostro sguardo, il pensiero della mortalità di chi è nell’orizzonte della nostra presenza, e di colui che vediamo nello specchio e riconosciamo essere colui che siamo.

Pensare questo è anche un prepararsi al dolore….