Il mostro e il re

 

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Beowulf è un film molto interessante dal punto di vista antropologico. L’antica storia rivisitata dalla macchina spettacolare di Robert Zemeckis è una rivelazione del rapporto che lega il mostruoso col sacro, la violenza e la regalità.

L’eroe Beowulf uccide il mostro Grendel che opprime il reame di Hrothgar, e questi muore, e morendo gli cede la corona. Beowulf la tiene per anni, ma ad un certo punto dalla terra esce un nuovo mostro, un drago che egli uccide, morendo insieme con lui. La regalità passa quindi al suo fido luogotenente, e si capisce che la catena non avrà mai fine. Poiché è evidente che il primo mostro è stato generato dal re Hrothgar, il secondo da Beowulf, il terzo sarà generato dal terzo re, e così via. I mostri sono figli dei re, dei loro accoppiamenti demoniaci, metafora della loro brama di autoaffermazione. La tesi del film è dunque che è la regalità ad essere in sé mostruosa, cioè il potere ad essere intimamente, essenzialmente violento. I veri mostri non sono i mostri, sono i re.

Ora, noi sappiamo che la mostruosità è inseparabile dalla violenza, esattamente come il sacro. L’eroe è un uomo violento, un uccisore, anzitutto un uccisore di mostri. Ma i mostri sono il prodotto dell’immaginario dilatato dalla mimesi. I mostri sono doppi mimetici. E questo nel film è del tutto evidente. Quello che invece vi è celato è l’origine sociale della mimesi. Sembra che la mostruosità sia un parto individuale del re di turno. Ma essa invece è un parto collettivo. Eroi e re sono insieme figure violente e sacrificali, esattamente come i mostri, ma lo sono soltanto perché esiste una mimesi collettiva. Questa nel film non è adeguatamente rappresentata, se non forse nella scena iniziale del banchetto-orgia. Se lo fosse stata maggiormente, questo film sarebbe stato un capolavoro di penetrazione antropologica..

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5 thoughts on “Il mostro e il re

  1. A proposito di film… ci sarebbe molto da dire anche riguardo ad Apocalypto di Mel Gibson. Il sacrificio umano dall’apice della piramide come rituale estremo per sconfiggere la pestilenza; il segno divino che interrompe la decapitazione del protagonista e differisce la prosecuzione del macabro rituale; il ripetersi della scena originaria dove tutti si affannano attorno all’animale cacciato; la potenzialità distruttiva della violenza mimetica; il continuo uso di elementi simbolici; la ritorsione del gruppo dominante contro gli indifesi capri espiatori di turno; la mostruosità/sacralità del re di turno ecc. ecc.
    Il tutto in un contesto arcaico – pre cristiano dato che alla fine stanno per sbarcare le caravelle.

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