C’è molto oblio, tutto intorno. Tutti dimenticano, altro che Giornata della Memoria, bisognerebbe indire l’Anno della Memoria, e non basterebbe. Leggo nel bellissimo libro di Gustaw Herling Gli spettri della rivoluzione (Ponte alle Grazie, Firenze 1994) che nell’anno 1892 si ebbero solo negli USA 500 attentati dinamitardi, 1000 in Europa.
Era la grande ondata terroristica anarchico-nichilista. Mnemosíne, dove sei? Perduta. La memoria collettiva, ammesso che esista, è soltanto la continua rielaborazione del passato ad uso del presente, e degli interessi dominanti del presente. Noi non viviamo in un mondo totalitario come quello descritto da Solženicyn, Šalamov, o dallo stesso Herling, ma anche la nostra market oriented society ha un rapporto estremamente problematico con il proprio passato, ed ogni società, per quanto pluralistica, tende ad imporre il proprio unificante senso comune. Uno dei canali di formazione di questo senso è la scuola. È per questo che quando i nostri uomini politici pensano alla scuola, ai programmi scolastici, sembrano interessarsi soprattutto alla Storia. Essi pensano alla scuola, in fondo, come luogo prevalentemente ideologico. A ben vedere, gli studenti – quelli che pensano, o credono di pensare – non sono da meno. Avvertono, ad esempio, la difficoltà di esprimere le proprie idee, pensano cioè di averne, e di non essere messi in grado, dall’istituzione scuola e dai singoli insegnanti, di esprimerle e confrontarle. Dei saperi disciplinari v’è poca cura, sia in alto che in basso, e la storia stessa è concepita come ideologia e omologazione.
Ho deciso di leggere tutta l’opera di V.S. Naipaul, perché mi affascinano i grandi sradicati, soprattutto se non sono di origine europea. Naipaul è nato nell’isola di Trinidad da una famiglia indiana (di origine nepalese, a giudicare dal nome). Ho in mano il volumetto Leggere e scrivere (Adelphi, Milano 2002). C’è qualcosa di struggente, qui, che riguarda l’oblio. Il paesino dell’isola di Trinidad in cui nasce Naipaul si chiama Chaguanas, che è un nome indigeno, ma nell’isola di indigeni non v’è traccia, vi risiedono solo inglesi, neri ed indiani (dell’India). Lo scrittore ricerca, e finisce per scoprire che esisteva all’inizio del Seicento una tribù, quella dei Chaguanes, annientata dagli Spagnoli per aver guidato gli inglesi di Raleigh in una scorreria. Uno sradicato vivo che ha pietà degli assolutamente sradicati, di coloro che non solo non hanno memoria, ma non appartengono ad alcuna memoria. Gente perduta. E penso che se la storia che si insegna nella scuola non è animata da spirito di pietà è una storia vana, meccanica e, ahimè, ideologica.

