Poiane
Negli anni della mia infanzia, non vedevo molti uccelli. Stavo a Venezia, tranne i mesi di luglio e agosto, che passavo in montagna. In quei due mesi sfogavo tutta la mia fame di natura e di animali. Durante gli anni delle elementari ho collezionato farfalle e coleotteri, d’estate, e sfogliato innumerevoli volte i pochi libri sugli animali che avevo in casa.
Mi affascinavano in particolare gli uccelli rapaci. Ma se ne vedevano pochissimi (erano considerati nocivi, e si cercava di eliminarli in tutti i modi). Gli unici che vedevo spesso erano le poiane, che veleggiavano alte nel cielo, e facevano larghi giri in alto, dove le distinguevo appena. Mi parevano piccole aquile. Era difficilissimo vederle da vicino (cosa che oggi, andando a caccia, mi accade invece quasi ogni giorno). Il loro verso miagolante ha qualcosa di selvaggio. Sono lente nel volo, e spesso capita di vederle molestate da altri uccelli, che cercano di allontanarle: cornacchie, ma addirittura storni e perfino rondini. Loro sopportano, sembrano prenderla con filosofia.

O Fabio…mi parli di poiane…
scrissi su queste creature…
grazie per avermi ricordato queste poesie…
se ti fa piacere ne ho scritta un’altra che ora cerco…
ciao
La vidi
sospesa nell’alto, d’azzurro
spiegate le ali
lanciare nel grido
lamenti
Mi vedo
distesa quaggiù
sulle assi precarie
seguirla, sparire
nel volo.
Trovata!
Lierna, Riva bianca, 28 luglio 2005
Dal monte
sul lago opaco
l’eco
d’un grido di poiana
lento richiama
nel chiaro orizzonte
chi nel silenzio
trattiene quel
dialogo
– di alti suoni –
è bianca
la riva
d’innanzi.