La Casetta ad Allington

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Come ho scritto altrove, il mondo di Anthony Trollope, apparentemente sereno nella vittoriana intimità dei suoi interni ed esterni rurali (cui peraltro non va ridotta l’immensa opera dello scrittore inglese), è percorso da sotterranee inquietudini. Anche erotiche. Come mi pare evidente in questo brano de La Casetta ad Allington, in cui dalle vicende del buon John Eames, il giovane eroe di un racconto che ha molte figure di spicco oltre alla sua, maschili e femminili, Trollope passa a considerare il problema dei giovani maschi tardo-adolescenti e del loro bisogno di adeguata compagnia femminile.

In verità la sua goffaggine adolescenziale lo stava lasciando, come la vecchia pelle cade da un serpente. Molto dei sentimenti e qualcosa della conoscenza della virilità si stavano sviluppando in lui, ed egli cominciava a riconoscere tra sé che il futuro stile di vita doveva essere per lui una questione di seria preoccupazione. Nessun pensiero del genere gli era venuto quando sulle prime si era sistemato a Londra. Mi sembra che a riguardo i padri e le madri dell’attuale generazione comprendano ben poco della natura interiore dei giovanotti per cui tanto si preoccupano. Gli riconoscono molto che è impossibile debbano avere, e poi gli negano il merito di tanto di quel che possiedono! Si aspettano da loro quando sono ragazzi la saggezza degli uomini – quella saggezza che viene dalla riflessione, ma non gli riconoscono per niente quella capacità di riflessione che sola può infine produrre la buona condotta. I giovanotti sono in genere riflessivi – più riflessivi di chi è più anziano di loro, ma il frutto delle riflessioni ancora non c’è. E poi si fa così poco per il divertimento dei ragazzi che si trovano liberi e senza controllo a Londra all’età di diciannove o vent’anni. È mai possibile che una madre si aspetti davvero che il figlio sieda da solo sera dopo sera in una squallida stanza a bere del cattivo tè e a leggere buoni libri? Eppure sembra che le madri si aspettino questo – le stesse madri che parlano della spensieratezza della gioventù! O voi madri che di anno in anno vedete i vostri figli catapultati tra i pericoli del mondo, e che siete così attente con i vostri buoni consigli, con la biancheria di flanella, con i libri di devozione e la pasta dentifricia, non vi viene mai in mente che bisognerebbe provvedere anche al divertimento, ai balli, alle feste, all’emozione e al conforto della compagnia femminile? Quell’emozione vostro figlio l’avrà, e se non sarà quella di un certo genere fornita da voi, certamente lui se ne procurerà di genere diverso. Se io fossi una madre che manda i figli allo sbaraglio nel mondo, la questione che più terrei a mente sarebbe questa: in quali case piene delle più care ragazze potrei procurar loro l’accesso, così che possano flirtare in buona compagnia ? (pp. 703 – 704)

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